martedì 21 aprile 2020

21.4.2020 Il bagaglio africano che ci aiuta ad affrontare la quarantena


Pensieri : marzo - aprile 2020  durante la  quarantena da COVID-19...


Ognuno di noi la sta vivendo in maniera simile ma diversa a seconda della propria esperienza precedente. A me ha fatto riflettere come in realtà non ci abbiano affatto sconvolto le restrizioni poste in essere dal governo.
Nella nostra vita precedente, quella vissuta in Africa per 12 anni prima di rientrare in Italia definitivamente, eravamo abituati a vivere in contesti scomodi, a saper rinunciare a molte cose  e soprattutto a saper aspettare. Avevamo imparato a pregustare il piatto italiano preferito, a sognare una serata al cinema, ad attendere con ansia l'abbraccio di amici e parenti. Aspettavamo, sognavamo e immaginavamo per mesi prima che il desiderio si potesse avverare.
Così oggi aspettiamo che si torni ad una vita sociale aperta, ad andare a mangiare una pizza, a vedersi con gli amici, con i nonni.
Nella nostra vita precedente eravamo abituati a stare "senza":  a volte senza acqua corrente, senza elettricità, senza televisione, ma anche soltanto senza le scarpe all'ultima moda o senza un giocattolo tanto desiderato o senza ciliegie e prosciutto crudo! Vivevamo bene lo stesso, con quello che avevamo in quel momento, adattando la nostra quotidianità alla necessità del momento, dell' oggi.
Abbiamo imparato a mettere in fila le priorità, proprio come fa chi ha poco e deve usare parsimonia, proprio come la maggior parte delle persone nel mondo.
tavola pasquale tra tradizione veneto-romagnola e colori africani 
Abbiamo imparato a stare molto in famiglia, eravamo sempre e solo noi ovunque, con le sfide di ogni giorno da affrontare noi due, poi tre, quattro e cinque infine. Niente di nuovo dunque ritrovarsi solo noi 5 sotto lo stesso tetto tanto, tantissimo tempo.

All'inizio ci è costato fatica, moltissimo, abituarci invece alla frenesia e alla varietà di proposte della vita italiana ma si sa che alle comodità e al "lusso"  ci si abitua in fretta. E così tutto è diventato in pochi mesi, scontato, dovuto: dall'acqua corrente a richiesta senza limiti, a mille opportunità di sport e attività ricreative, la scelta nel supermercato, tanto da ritrovarmi infastidita se qualcosa andava storto o lento ....  Ora ripiombati nell'essenziale ritrovo le cose importanti, così come fanno tutti i giorni i nostri amici e colleghi incontrati nei vari paesi africani.

Nel mappamondo per una volta siamo diventati tutti uguali, tutti vulnerabili, tutti con le stesse paure e preoccupazioni. Tutti con la necessità di imparare a fare delle scelte, anche difficili, su cosa acquistare, pensare a cosa sia davvero necessario, oggi per arrivare a sera, alla fine della settimana, poi chissà. Vivere davvero il presente. Quello che in Africa si prova ogni giorno, sempre. e che mi ha insegnato che avere sogni e progetti a volte è un lusso che non tutti possono permettersi nel mondo, oggi in piena pandemia è come se tutti i cittadini del mondo avessero ricevuto uno schiaffo dalla realtà " e domani? " domani si vedrà, intanto finiamo bene oggi. Tutti uguali, almeno nei pensieri. 




lunedì 2 dicembre 2019

02.12.19 Il rientro in Italia - come stai tu?

Ci stiamo provando a stare in Italia.  Il fatto che non abbia scritto per moltissimo tempo sul blog la dice lunga. Non si ha mai tempo. 

Non si ha tempo per scrivere un post, così come fare una telefonata lunga ad un amico, fare una passeggiata senza meta, o banalmente fare sport per quanto mi riguarda. E anche leggere un post lungo ormai sembra difficile, tutto deve essere breve, immediato. E invece se mi stai leggendo ti interessa e hai pazienza! 
Eccomi quindi seduta a pc in cucina un sabato mattina presto mentre tutti ancora dormono e io come sempre non ci riesco, e allora eccolo il mio piccolo momento blog, l'ho trovato finalmente!

In Agosto 2018 siamo tornati in Italia stabilmente dopo 12 anni in Africa, prima  io e i bambini, qualche mese dopo ( troppi?) Matteo. L'ultimo post, poco prima di lasciare il continente africano era pieno di paure ma di coraggio , di ignoto ma di curiosità, di intenzioni e sogni da realizzare. E oggi? Come è questa Italia tanto agognata dagli italiani che vivono all'estero, questa Italia che abbiamo trovato trasformata dopo 12 anni, questa Italia che abbiamo lasciato da fidanzati e ritroviamo famiglia ( numerosa -come veniamo classificati)?

Il G grande doveva entrare in prima media; i nonni reclamavano a gran voce; la voglia di investire energie nel proprio paese, sono stati tra i motivi che ci hanno spinto a tentare di abbandonare la vita nomade e fermarci, rientrare "stabilmente".

I primi mesi sono stati di totale confusione dentro e fuori. La sensazione di essere in modalità centrifuga perenne. La sensazione di essere inadeguata, impreparata, sulle nuvole...a volte ho fatto domande che ho capito solo dall' espressione dell interlocutore non fossero opportune.
A prima vista sono una mamma italiana di tre figli italianissimi che frequentano quasi tutti gli ordini scolastici: dalla scuola dell'infanzia  alle medie ( ho imparato dopo un bel po' che si chiamano scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado!) dunque si suppone che sappia tutto ciò che riguarda la fascia di età 0-12 anni a livello scolastico, sanitario, sportivo, sociale etc.
 In verità... con una ricetta in mano dal pediatra chiedevo: "e adesso cosa devo fare? dove devo andare? a chi telefonare?" All' ufficio istruzione del mio comune dovevo chiedere cosa fossero i cedolini per avere i libri della scuola primaria; affannata fuori dalla scuola mi sono trovata a  supplicare qualche genitore di spiegarmi come registrarsi alla mensa scolastica affinchè i miei figli non rimanessero senza cibo! Per fare la spesa ci mettevo ore, persa tra gli scaffali che proponevano troppi prodotti, troppo di tutto, tale da confondermi e lasciarmi imbambolata non sapendo cosa scegliere.
Ho stressato tutti gli amici per chiedere quali compagnie telefoniche esistessero e come muovermi per installare internet in casa ...insomma su ogni aspetto sembravo una ragazzina uscita dalle nuvole...
In effetti sono partita che ero fidanzata e vivevo di pane e amore in un monolocale in affitto con la mia dolce metà senza TV, senza internet, a malapena un telefono cellulare non ancora smart!  Mi sono ritrovata in un complicatissimo mondo di madre di tre piccoletti, mi sembra tutto così complicato: ho passato i primi tre mesi a firmare documenti, privacy, liberatorie, fare fotocopie e comprare faldoni per classificare tutto. E' davvero tutto burocratizzato allo stremo. In Africa mi pareva più semplice, più immediato, più fisico, parlando si risolvevano molte cose, ma soprattutto le cose che facevamo erano poche. Lavoro ( che era anche vita privata, tutto mescolato insieme), famiglia, grigliate, e poco più.
Con il passare dei mesi ho imparato come muovermi nella giungla della scuola, degli sport, degli impegni extrascolastici, a gestire genitori, insegnanti, parenti, amici, colleghi. Eppure non ho mai tempo di soffermarmi, di salutare, di sapere davvero "come stai tu". 

I 3 G ad una delle manifestazioni "Fridays for future"
Appena tornati salutavamo tutti per strada, come si usa nei paesi africani: salutare, sorridere e se si conosce qualcuno soffermarsi per avere notizie di lavoro, casa, famiglia etc. Spesso venivamo guardati di sottecchi e in malo modo, qualcuno ad un nostro sorriso o cenno di saluto ha risposto " ma ci conosciamo?"  Abbiamo smesso, in fretta. Abbiamo accelerato il passo anche noi, continuiamo ad accelerarlo cercando una nostra velocità; in realtà mi sembra di andare a balzi e tentoni, di sbandare, frenare e accelerare continuamente. Pole pole-piano piano- come si direbbe in Tanzania, troveremo la nostra andatura.  Intanto ci guardiamo intorno ammirando le bellezze dell'Italia, godendoci il  fermento culturale, il cibo e il calore di amici e parenti.

mercoledì 11 luglio 2018

Eppure. Provarci. Tornare in Italia dall'estero quando tutti ti dicono di non farlo.

Io in Italia ci torno e ci provo. 

Non volevo cascarci, non volevo commentare la situazione politica italiana per non dar loro soddisfazione, per non far si che  i loro nomi siano sulla bocca (e soprattutto sulle tastiere) di tutti, in bene e in male, e anche sulla mia. Fino a che se ne parla hanno vinto, dominano la comunicazione di massa e questa domina i nostri pensieri. 

Eppure.

Ho provato silente e paziente ad ascoltare la radio italiana tutte le mattine e leggere i giornali e commentare solo tra me e me ma mi trovo ogni giorno sempre più incredula, sempre più stupita di questo mio popolo, gli italiani che non riconosco più.  E così ho ceduto,  qualcosa lo devo dire e lo devo fare.

Io impersono il classico luogo comune  dei giovani fuggiti dal proprio Paese, quelli che accusate di essere irresponsabili, di lamentarsi ma di non esserci, di aver lasciato alla deriva e alla decisione di altri il futuro del proprio paese. E invece no.
Io me ne andai nel 2006 non per fuggire da un'Italia che in fondo mi piaceva, lo feci per seguire un sogno e realizzarlo. Sognavo l'Africa...come il titolo del celebre libro di Kuki Gallman. Sognavo il lavoro nella cooperazione internazionale, cooperazione intesa come collaborazione,  lavorare insieme. E la sognavo in Africa, terra che conobbi a 18 anni la prima volta in Uganda e di cui mi innamorai. 
Oggi quel sogno l'ho perseguito e realizzato: ho calpestato tanta terra rossa in diversi paesi africani, stretto tante mani, ricevuto e donato tanti sorrisi di tutti i colori, sperimentato tante lingue e dialetti eppure non ho mai perso la consapevolezza delle mie radici perchè sono sempre stata convinta che essere italiana fosse un orgoglio da mostrare a testa alta. Negli anni  abbiamo trasmesso ai nostri  figli  la fierezza di dire "sono italiano" perchè l'Italia è bella e buona. Gli italiani all'estero sono sempre tenuti in buona considerazione in tutti gli aspetti, conosciuti come gran lavoratori, simpatici, aperti, onesti, accoglienti.

Eppure.

E' vero quello che sento e che vedo, che volete farmi credere? Non è più così? 
Ho passato 12 anni lontana, 12  anni meravigliosi ma anche difficili in cui mi è mancata sempre la mia famiglia e la mia Italia ma oggi sono più matura, più ricca di tanta energia, forza, spirito di adattamento ed iniziativa che vivere in Africa mi ha dato. Gioventù, sole e cambiamento continuo caratterizzano questo continente mentre mi fate vedere un' Europa anziana, grigia, triste, statica, sconsolata , divisa e alla deriva. E allora io ci provo a portarvi la bellezza dell'Africa, anche se credete che l'Africa non possa portare bellezza, io ci provo a portarvi il senso di famiglia, di apertura, di condivisione, di accoglienza di cui i paesi africani sono intrisi. 
Oggi più che mai sono convinta di tornare in Italia anche se mi volete fare credere che sia  solo aggressiva,  piena di odio, in difficoltà,  che non c'è lavoro, non c'è assistenza, non c'è futuro.

Eppure.

Sapete che vi dico? Ancora ci credo nell'Italia che cresce, che fa del bene, che ama e che è amata. L' italia multiculturale che convive in armonia.
Io ci torno e ci provo.

A presto! 



lunedì 15 gennaio 2018

15.01.18 ri-cominciare... quando l'anno nuovo porta con sé la STRANA sensazione della routine


Tramonto sulla città- Dar es Salaam-Tz
Comincia il nuovo anno con il sapore di qualcosa di vecchio o se non di vecchio almeno di conosciuto. Strana sensazione.

Un anno fa scrivevo qui  di adattamento e difficoltà al arrivo nel nuovo paese, nella nuova grande città, di occhi spalancati.
Oggi  scrivo di abitudini ritrovate, di routine, di senso di appartenenza.( La nostalgia non si è assiepata, quella resta imperterrita incastonata nell'essere espatriato ma intanto abbiamo cominciato a girellare la Tanzania meravigliando noi e i nostri bambini. )



Dopo 12 mesi cominciamo a vedere la ripetizione delle cose, ad avere una routine  alla quale ritornare dopo le vacanze.


pioggia eccezionale per le strade- DeS-Tz 
Dopo 12 mesi vediamo la ripetizione delle stagioni e possiamo compararle con l’anno passato anzi è quasi rassicurante poter dire: “ è più fresco rispetto al’anno scorso”, “ ricordo che l'anno passato ha piovuto meno".

Ma una delle cose che da più soddisfazione è  poter consigliare ristoranti, spiagge, negozi, luoghi da visitare etc. ad amici e conoscenti che passano di qua perchè ormai ci siamo già stati più di una volta. Non siamo certo delle guide turistiche di Dar esSalaam, anzi ci pare di conoscerne un millesimo, ma poter dire “ ci sono già stato un paio di volte e te lo consiglio” ti fa sentire stabile.


GGG al ingresso della scuola- DeS- Tz
I bimbi hanno ricominciato la scuola e, nonostante le lamentele di rito, avevano voglia di re incontrare amici e abitudini ma anche a loro sembrava strano ritrovare una situazione già conosciuta...un “niente di nuovo” se non i racconti delle vacanze dei compagni di classe e qualche insegnante cambiato.

Tornare nella stessa scuola, identica classe, con la stessa uniforme, gli stessi compagni, è qualcosa di raro per loro.

Ciò che disorienta  me  invece è:
tornare a casa dopo una breve vacanza e notare le piante cresciute, quelle di sempre, quelle piantate un anno fa, così come i grattacieli in costruzione, altrettanto cresciuti.
vicinato -DeS-Tz-

trovare una strada chiusa e sapere quale strada alternativa prendere perchè ormai ho imparato ad orientarmi in città ( era anche ora?)

salutare le commesse al supermercato  e ricevere un sorriso, convinta sia perchè ormai mi conoscono ( ma non so se davvero mi riconoscano o sia una viaggio mio)

ricominciare gli incastri di scuola e attività dei bambini buttando semplicemente un occhio al frigorifero dove sta appesa  già bella e pronta la tabella con le attività di tutti della settimana ( la qual tabella mi è costata settimane di prove di incastri e tempi e brutte copie cestinate )  

fare i buoni propositi per l’anno nuovo sapendo più o meno cosa ci aspetta in termini di lavoro, scuola, viaggi ...


Tutto questo crea  una sensazione confortante, calda, a tratti piacevole, ma attenzione...  l’importante è che manteniamo quel “più o meno” per tenerci sempre accesi! 

mercoledì 4 ottobre 2017

4.10.17 dopo un po' di silenzio vi racconto chi incontro nelmappamondo

Un po’ di disintossicazione da web non fa male ogni tanto. Qualche mese di assenza dal blog, pochi post sui social in generale, un po’ di silenzio in rete e vita vissuta oltre uno schermo.

Ci sono giorni belli e luminosi che vivi appieno senza i filtri di uno schermo, altri giorni bui in cui desideri soltanto silenzio, altri ancora in cui sei di corsa e a tutto pensi tranne che condividere. Sia in un caso che nell' altro il telefono può rimanere sul comodino e il computer lavorare senza connessione. La vita va avanti, continua con i suoi alti e bassi, esperienze e sentimenti.  E quando si ha voglia si racconta agli altri.

E  oggi vi racconto di chi ho incontrato nel mappamondo:

12 mamme tanzaniane che coniugano disabilità e bellezza. 

Un gruppo di mamme di bimbi con disabilità o loro stesse disabili che fanno collane, bracciali e accessori con i colori sgargianti delle stoffe tanzane, semi, perle di legno e altri materiali locali.
Alcune mamme di Jina Langu Ni mentre fanno le collane -DeS-Tz
Sono state formate e avviate all’interno di un progetto dell’ong Cefa- il seme della solidarietà- dalla designer Deniona Grillo e oggi continuano a produrre bellezza, colori e fantasia a Dar es Salaam , in Tanzania, e non solo.
 la scelta delle stoffe al mercato di Kariakoo- DeS-Tz
Sono mamme quasi sempre sole, abbandonate  e spesso per loro  è difficile ogni gesto della giornata: mandare i bambini a scuola, procurargli  il cibo, prendere i mezzi di trasporto e affrontare i pregiudizi e lo stigma di cui sono vittime all’ interno delle loro comunità.

mix di collane Jina Langu Ni- DeS-Tz
“Jina Langu ni...” –  in swahili significa “ il mio nome è...”, è  il marchio, ed è così infatti che firmano le etichette apposte sopra ad ogni prodotto,  è così che il nome da loro un’identità  e un’identità bella e appariscente, per creare un nuovo modo di pensare e avvicinare due concetti: disabilità e bellezza.
esposizione presso uno dei negozi in DeS-Tz

Io le sto affiancando, per saperne di più e seguirci: 

la pagina facebook

la pagina instagram

il blog  jinalangunimama.blogspot.com in partenza ma intanto si può consultare il catalogo

la mail jinalangunimama@gmail.com





esposizione presso uno dei punti vendita in DeS-Tz

giovedì 15 giugno 2017

15.6.17 differenze culturali? sì, grazie (e passami la tua merenda )


Ci troviamo in un momento storico difficile da spiegare ai nostri figli che stanno crescendo  ma a sei anni o nove ritengo inutile fare grandi discorsi sull'emigrazione e immigrazione ( noi stessi siamo emigrati dall'Europa ed immigrati in Africa di fatto), sull'integrazione, sulle differenze che possono essere ricchezza...in nostro aiuto un giorno arriva a casa la circolare che a scuola si svolgerà la giornata della cultura. Ciascun bambino dovrà andare vestito con gli abiti tradizionali della propria tribù...ehm noi non abbiamo una tribù..o meglio, pensandoci bene, noi siamo veneto-romagnoli o emilio-veneti, come piace di più.
E’ così che è nata la discussione in famiglia su come avrebbero dovuto vestirsi i  3 G per rappresentare le loro origini...pizzaiolo, cuoco, tortellino, Balanzone, Pantalone niente di fattibile in pochi giorni e soprattutto con una mamma negata per il cucito! E poi l’illuminazione, ci vestiremo da gondolieri! E via alla ricerca di immagini e informazioni su come è vestito il gondoliere doc e come potremmo adattarlo con quello che riusciamo a recuperare in fretta. Tre magliette uguali a righe sbucano dagli armadi, tre cappelli che fanno al caso nostro, costruiamo i remi e compriamo stoffa colorata per la fusciacca. Il risultato sorprende anche noi.
I 3 G posano vestiti da gondolieri- DeS-Tz 
Bisogna raccontare da dove si viene, il significato del vestito e i saluti nella propria lingua. Allora si preparano i discorsi, si cercano informazioni su internet. Con un gran entusiasmo i ragazzi hanno raccontato alla platea che a Venezia non ci sono le strade ma i canali e loro sono vestiti da “taxisti” dell'acqua, hanno insegnato a tutti “buongiorno, come stai?” e in coro tutta la scuola ha risposto “bene!” e sono tornati a casa snocciolando saluti in cinese, in filippino, arabo, swahili etc.

Ho riflettuto che sarebbe un esercizio da fare anche e soprattutto tra adulti in diversi contesti e spesso!

Certo, i miei bambini già sono abbastanza patriottici e dopo questa si sono esaltati ancora di più con l’orgoglio di essere italiani e dirlo al mondo però si sono incuriositi tanto sulle altre culture quindi ora il programma continua tra le mura di casa, fuori veramente, perchè dobbiamo andare al ristorante cinese e a quello indiano anche per capire cosa si cela nei contenitori per la merenda dei compagni di classe!

Il coronamento è stata la consegna  delle fotografie della giornata,

Momento di classe nella giornata della cultura a scuola- DeS- Tz
quando è stata ora di spiegarle a mamma e babbo  le informazioni  raccolte a scuola sono state condite da aneddoti e aggiunte fantasiose ma va bene così: che la fantasia galoppi, che le domande e le curiosità affiorino, che internet venga usato nella maniera più utile e che tutto passi rigorosamente attraverso il tour gastronomico per far rimare impresso ciò che si è appreso!

venerdì 2 giugno 2017

2.6.17 lasciarsi andare tra i colori

Ci è presa la fissa  per l'arte e i bimbi ci stanno trascinando, assetati di laboratori artistici.
Questa volta hanno partecipato ad un bellissimo workshop di body painting presso il Nafasi art space di Dar es Salaam.

Siamo riusciti ad uscire soltanto con la promessa dell'acquisto di colori appositi per poterlo fare liberamente anche noi a casa. Io e il babbo temiamo che l'effetto non sarà lo stesso...la nostra pelle pallida e flaccidina non sarà la stessa "carta" bruna e tonica di questi ballerini . L'effetto su di loro è stato stupefacente, opere d'arte viventi. I tre G hanno provato con timidezza a dipingersi braccia e viso mentre mi guardavano con aria interrogativa chiedendo il permesso. Purtroppo non siamo più abituati noi adulti e di conseguenza anche i nostri bimbi a lasciarci andare. Sempre chiusi dentro a mille costrizioni mi rendo conto che faticano ad esprimersi liberamente e invece quanto ce ne sarebbe bisogno!  Spalmarsi di colori e dipingersi il corpo deve essere una sensazione unica, alla fine infatti i modelli si sono immersi nei colori e ci hanno fatto "il bagno".

I colori utilizzati (  tempere faber castell ideali per bambini dai 3 anni) una volta a casa sono andati via con acqua e sapone quindi una esperienza assolutamente da riprovare.

       per farvi venire voglia di libertà e colori ...ecco qualche  immagine dell'evento 



continua a seguire nelmappamondo anche su instagram

e buona pittura del corpo a tutti! 

sabato 6 maggio 2017

6.5.2017 scoprendo la dimensione artistica di Dar es Salaam



Dar es Salaam ammettiamolo ci sta stupendo.

La grande città offre una prospettiva per me curiosa e nuova di quell'Africa che ho conosciuto fino ad ora.
uno scorcio dal "Village Museum" - Dar es Salaam- Tanzania 
Potrei raccontare dei quartieri belli e di quelli fatiscenti, dei bar e ristoranti di lusso e alla moda dove un bicchiere d'acqua costa quanto un pasto completo in un locale frequentato dalla gente quotidianamente. Delle strade asfaltate in mezzo ai grattacieli e del fango che ricopre le stradine accanto.
 Ma queste sono caratteristiche tipiche delle grandi città africane, caratteristiche che saltano agli occhi e che spesso infastidiscono ma con le quali in ogni caso dobbiamo imparare a convivere e che ci mettono in discussione ogni giorno, mentre osserviamo attraverso la bolla dorata dentro la quale viviamo.

Parco di Mikumi - Tanzania
Ciò che invece  mi ha colpito e affascinato in questi mesi è il movimento artistico e culturale che si respira a Dar es Salaam e come questo si mescoli e sia intriso delle radici e delle tradizioni della Tanzania. Come porti alla luce tutto il bello di questo paese.
Wonder workshop - Dar es Salaam - Tz
Che siano dipinti, sculture, musica,  tutto è impregnato di una vivacità di colori e forme che continuamente rimanda alle radici profonde di questo continente.

Ciascun luogo nasconde  una propria storia da scoprire: come il Wonder workshop  che impiega persone disabili e utilizza materiali di riciclo per creare opere uniche e irripetibili;
la famosa arte Tinga Tinga  che nasce da un uomo, Edward Said Tinga Tinga, che ha fondato poi una scuola e creato una forma di arte nuova e dove oggi a Morogoro store si possono osservare i suoi allievi all'opera; il Nafasi art space  che dà spazio a numerosi artisti, eventi e workshops anche rivolti ai più piccoli.
Nafasi art space - Dar es Salaam - Tz
O ancora la Vipaji gallery  e  Dance art fusion, spazi di incontro, esposizione, vita di giovani pieni di talento ed entusiasmo.
Questi sono soltanto alcuni coloratissimi angoli di arte in cui mi sono imbattuta abbastanza casualmente in città, chissà quanto altro c'è da scovare.

Parco di Mikumi- Tanzania
Non sono certo un'esperta di arte ne ho mai avuto l'opportunità di frequentare circoli artistici, qui mi ci sono ritrovata per caso e sto scoprendo una nuova Africa per me. Davvero non si finisce mai di imparare.

Wonder workshop- Dar es Salaam - Tz
E così ho il privilegio di vivere la potenza della natura e del selvaggio dei parchi e il giorno successivo tornare in città e rivederla nella raffinatezza dell'arte contemporanea africana metropolitana, intrecciate in una confusione di colori, odori, materiali freddi e caldi. Un mix che abbaglia e affascina, un'Africa sempre uguale a sé stessa eppure tanto in movimento, un'immagine in moto perpetuo che si allontana dagli stereotipi, una contraddizione continua tra modernità e tradizione eppure lanciata in avanti a velocità sorprendente.

Spero di essere capace di interpretarla e viverla nel modo giusto. E comunque...Karibuni Tanzania!

P.S: scopri più immagini sulla pagina instagram nelmappamondo.

Morogoro Store- Dar es Salaam - Tz

mercoledì 22 marzo 2017

22.3.17 Buona GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA a tutti!




                             

     


Il video ufficiale del tema di quest'anno della giornata mondiale dell'acqua, alla sua 25 esima edizione ( fu indetta dall' ONU nel 1992) ci chiede se siamo spreconi e la risposta è si, lo siamo, tutti.
O meglio, io aggiungo, lo è chi ha acqua da sprecare!

Oggi e sempre facciamo attenzione per noi e per gli altri!

mercoledì 15 marzo 2017

15.3.17 del perchè non abbiamo ancora capito niente...in dieci punti

Eh già, non abbiamo ancora capito niente dell’Africa. Cosa si intende poi per Africa è tutta un'altra storia ma intanto alcuni tratti comuni nel nostro peregrinare ci sembra di averli trovati e noi con i nostri tratti comuni di wazungu, che non riusciamo a toglierci di dosso, continuiamo ad interrogarci e perseverare..

Di seguito un decalogo dei classiconi*

1.Continuiamo ad arrabbiarci se qualcuno non è puntuale ma se dici ci vediamo domattina alle 8 (  in Tanzania in verità devi dire  alle 2 perchè la giornata comincia alle 6 che è l’ora 0 e finisce alle 12  che sono le 6 del pomeriggio, cioè l’orario è dettato dal sole che sorge e tramonta e poi cominciano le 12 ore notturne) vuol dire che si intende domani mattina in mattinata prestino che siano le 8, le 9 , le 10 più o meno è lo stesso.

2. Inutile salutare la gente con un cenno della mano da lontano, sei un maleducato . Fermati, chiedi come sta, come stanno i famigliari, come va il lavoro, la salute etc. e poi congedati.

3. Non infuriarti anche se hai tutte le ragioni del mondo, non serve a niente e anzi vieni preso per pazzo quindi non otterrai l’effetto desiderato e anzi sarai deriso.


4. Se chiedi una Fanta pensando di chiedere una simil aranciata non stupirti se arriva una Fanta ananas o una Fanta uva, la bevanda richiesta non c’era ma ti hanno pur sempre portato una cosa che si chiama Fanta e che è al gusto “frutta”, di cui tu non immaginavi nemmeno l’esistenza quindi il problema è tuo.

5. In un mercato o per la strada  il prezzo di un bene che fanno a te dalla pelle sbiadita è spesso circa il triplo del prezzo reale quindi non sentirti male a contrattare. Io non lo faccio quasi mai e puntualmente girato l’angolo trovo qualcuno che sta comprando la stessa cosa ad un prezzo quattro volte minore.

6. Se stai comodo in sandali e pantalone di lino sappi che sei considerato uno sciattone, anche solo per una riunione di genitori a scuola la formalità e l’apparenza contano. Le donne hanno tutte due paia di scarpe di ricambio o in macchina o in un sacchetto: il tacco, e la ciabatta da infilare non appena nessuno ti vede.

7. Il sarto, il falegname,l’idraulico, l’elettricista ti diranno sempre che stanno arrivando, mettiti l’animo in pace e aspetta  senza pensare ad un orario definito; finito il lavoro ti diranno  che è tutto a posto,  non temere dovranno tornare almeno un paio di volte e spera di avere sempre gli attrezzi in casa perchè molto probabilmente dovrai prestarglieli tu.

8. Se c’è traffico e rimani bloccato 1 ora o anche più perchè hanno chiuso la strada, è perchè probabilmente deve passare qualche politico, mettitela via, sorridi e se sei un minimo assennato spegni la macchina e  stattene a 40 gradi intanto che respiri lo smog di tutti gli altri che invece tengono acceso per avere l’aria condizionata illimitatamente. E ricorda il punto 3.

9. Se piove e i bambini li mandano a casa da scuola in anticipo non interrogarti e non voler sporgere denuncia alla scuola che non ti ha avvertito, la risposta sarà “pioveva forte”  quindi scuole, uffici, trasporti tutto è giustificato a non funzionare.

10. Se ordini un pollo per una pausa pranzo veloce dopo un po’ comincerai a ballare sulla sedia e guardare l’orologio, molto probabilmente cominci a pensare che sono andati a prendere la gallina 
( viva)  in campagna, inutile agitarti ( ricorda il punto 3), la prossima volta o sai di avere una pausa pranzo di tre orette o vai al fast food ma non avrai lo stesso gusto del cibo fresco appena fatto!

Ecco allora spiegato il punto 1 del perchè gli orari sono flessibili...lungo il percorso potrebbe accadere di tutto: dalla strada chiusa, alla pioggia improvvisa, l’incontro fortuito con una persona che non si vedeva da un po’ di tempo, si è prolungato il servizio al tavolo, etc.  e noi che pensavamo di essere venuti a stare nella città  grande con i ritmi serrati da capitale e invece per certe cose che tu sia in villaggio o in città non cambia molto.

Continuiamo a stupirci, a infuriarci, ad essere frettolosi e continuiamo a non ottenere quello che volevamo, insomma non abbiamo ancora capito niente.


Viaggiatori , vi invito a togliere, aggiungere o modificare punti al decalogo  prendendo spunto dalla vostra esperienza personale!  

* questi sono alcuni episodi che capitano a noi  quindi è  una lista personale e volutamente spiritosa che non vuole generalizzare, offendere o categorizzare nessuno.

giovedì 2 marzo 2017

marzo 2017 nelmappamondo va in giro per il mondo...




...degli expat!

 expat.com
Clicca e scopri le storie di altre mamme blogger sparse per il mondo...
buon "viaggio" !



martedì 28 febbraio 2017

28.2.17 perle di saggezza africana ...da annotare!


                             Dedicato a quelli che  pensano  di aver smarrito la via ...





- Sbagliando strada si impara a riconoscere la propria - 
( detto tanzaniano)



martedì 14 febbraio 2017

14.2.17 “I come from Italy” liberamente tratto da:- bimbi si presentano al resto del mondo -

“ I come from Italy” è una delle frasi più ripetute nell’ultimo paio di mesi, da quando siamo approdati in Tanzania. Per i miei bambini non è una frase di circostanza, è la loro completa identità in questo momento. Ci siamo trasferiti da poco e capita spesso di presentarsi: a scuola, in ufficio dal babbo, se si incontrano nuovi amichetti in spiaggia. Loro per riconoscersi, farsi riconoscere e dire al mondo chi sono usano le radici: dicono da dove vengono originariamente e che sono tre fratelli. I due pilastri della loro vita, le sicurezze, le cose “intoccabili” della loro esistenza.


Questo nuovo trasloco è stato più pesante di quelli passati: forse per l’età, forse perchè  in precedenza a Beira, in Mozambico, ci siamo fermati due anni e mezzo, più che in tutti gli altri posti, forse perchè a lungo andare cambiare spesso stanca. I tre G ancora non sono in grado di raccontare da che quartiere vengono, a malapena riconoscono le strade di questa gigante città dal nome così complesso ( Dar es Salaam, eppure lo pronunciano senza esitazione alla perfezione); non si sentono ancora parte della scuola, la frequentano da troppo poco tempo; non hanno iniziato ancora nuove attività pomeridiane. Molti bimbi alla loro età direbbero: "sono Tizio, abito a Vattelapesca, vado alla scuola Abc e faccio karate alla palestra Xyz". Solitamente il  mondo di un bimbo di sei, sette, otto o nove anni.


Greg e Gere invece con tutte queste cose non si identificano affatto, non ancora: hanno cambiato troppi indirizzi, troppe scuole, troppe attività e allora scavano in fondo, nel terreno dove sono piantati i piedi, dove sono le radici ben salde che non si sradicano nemmeno volando migliaia di km ogni anno."I am G., I come from Italy, I have 2 brothers” Punto, ecco chi sono.

Bagamoyo Beach -Tanzania
Da lì si può costruire tutto il resto, aggiungere dettagli  in mille lingue del mondo ma so da dove vengo, dove sono nato, e  che -"sì, è uno stereotipo confermato, mi piace la pizza e mangio quasi tutti i giorni la pasta ma no, non suono il mandolino e non sono mafioso". E - "ho due fratelli, che, per quanto ci diamo botte da orbi, sono la mia certezza e la mia forza, il mio rifugio nella tristezza e nella gioia".



A volte le elucubrazioni mentali da mamma, le notti insonni a pensare a come addolcire la pillola quando è amara possono essere tutte buttate nel secchio ascoltando di nascosto i bimbi come si relazionano al mondo, in una maniera tanto semplice e diretta che ha tanto da insegnare anche a noi adulti.
Sembra che abbiano preso alla lettera questo proverbio africano: "Quando non sai dove vai, ricordati da dove vieni" tanto semplice e vero.

Ebbene  io me lo sono chiesto, e voi? come vi presentereste al mondo in due frasi? Mica facile...


giovedì 26 gennaio 2017

26.1.17 Dar es Salaam: ad un mese dall’arrivo altalena tra curiosità e nostalgia

Il puzzle della nostra nuova vita a Dar es Salaam si sta componendo. L’inserimento in una nuova città, in un nuovo contesto, imparai ad un corso, avviene in genere dopo 6-8 mesi dall’arrivo. E’ sempre stata confermata questa teoria nei precedenti trasferimenti e questa volta ? 
Forse perchè torniamo in un Paese dove siamo già stati, seppure ormai dieci anni fa, mi chiedo se sarà più breve. 

Intanto alcuni segnali di integrazione si percepiscono dal fatto che ho la tessera fedeltà del supermercato vicino a casa, il numero di telefono di diversi conducenti di bajaj ( ape car che funge da taxi ) che mi possano scarrozzare e cominciano a conoscere i miei orari e percorsi abituali, i bimbi che si attaccano alle minime cose di cui si sta componendo la nostra nuova routine.

Dar es Salaam dopo dieci anni dall’ultima visita mi pare abbastanza sconvolgente in termini di sviluppo di grattacieli, strade asfaltate,  autobus rapidi etc.
Dar es Salaam, Tanzania: da casa nostra palme e grattacieli
 ma la vita nelle retrovie non è cambiata: nel percorso per andare a scuola ci divertiamo a vedere come si sveglia la città tra signore attrezzate con un panchetto di legno e un po’ di carbone  agli angoli delle strade che friggono pastelle, patatine, chapati  diventando l’equivalente del nostro espresso al bar andando al lavoro. I negozi che aprono i battenti  ed espongono la merce tutta insieme sul marciapiede: scope affianco all’acqua, abiti usati, carbone, succhi di frutta, ferri da stiro,detersivi, latte in polvere...quello che una volta da noi era il negozietto di quartiere prima che venisse mangiato dalla grande distribuzione qui c’è, ce ne sono e sono molto comodi.

Intanto  continuo a ripassare lo swahili, che stenta a riaffiorare forse per la pigrizia del mio cervello che comincia a rifiutare gli innumerevoli e repentini cambiamenti e un po’ affaticato dall’altalena dei sentimenti tipica dell’espatrio.


Ruvuma, Tanzania
La nostalgia infatti si fa sentire prepotente e ci sono giorni in cui spacca il cuore, ti chiedi perchè sei qui e non con il resto  della famiglia, con le radici. Succede soprattutto nei momenti molto tristi o molto felici e si sa che la vita ne è piena.
 Senti tutto il peso della scelta fatta, ti senti ancora più straniero in terra straniera, le distanze sembrano moltiplicate e mentre ti accartocci con questi pensieri tristi arriva una telefonata da tuo marito che è in giro per i progetti nelle zone rurali della Tanzania e ti dice di quanto sia precaria la situazione sanitaria nel Paese, di quanto lavoro ci sia da fare, ti manda fotografie di posti incantevoli accesi da terra rossa e colline verdeggianti, senti l’orgoglio per il lavoro che svolge e riesci a mandare giù il nodo alla gola e racconti ai bimbi di quanto sia grande e diversa  la Tanzania fuori dalla città sperando di mostrargliela al più presto.
E così vai avanti tenendo le tristezze e le malinconie in un angolino sempre pronte a saltar fuori ma aprendo bene le finestre del cuore alla nuova vita.

martedì 3 gennaio 2017

03.01.2017 BEN ARRIVATO e BEN ARRIVATI

Ben arrivato 2017 e ben arrivati a noi in Tanzania!
Un passaggio di anno, un passaggio di Paese, un passaggio di vita.
Mi sono ritrovata a compiere gli stessi gesti entrando in una nuova casa: la prima cosa che faccio, senza accorgermene, è mettere tovaglia e copri divani. Mi sono resa conto che è la stessa cosa che ho fatto tutte le volte che abbiamo cambiato casa ( e quindi Paese). Il primo giorno  per sentirci a casa abbiamo aperto  la cassa contenente le stoffe mozambicane e abbiamo ricoperto tutto di capulane ( stoffe colorate tipiche mozambicane).
Avevamo bisogno di rivedere i colori di casa, la nostra ultima casa, a Beira, in Mozambico anche se in realtà quei colori non sono molto diversi da quelli della Tanzania.
Successivamente i vestiti negli armadi, qualche fotografia, mappe dell'Italia e planisfero, i libri. Giorno dopo giorno si mescolano gli oggetti che escono da valigie e casse a qualche piccolo nuovo acquisto per comporre un nuovo nido che ci ospiterà per un po'. Un mescolarsi di oggetti e di sentimenti: nostalgia, paura, ebrezza, curiosità.
Le prime notti nella nuova casa sono difficili: troppi rumori e ombre nuove, i bimbi faticano ad addormentarsi e si svegliano spesso con il risultato che al mattino ci si ritrova in cinque nel lettone, per fortuna è king size!
In attesa di costruire la nostra nuova routine, iniziare la scuola, scoprire dove fare la spesa, i mezzi di trasporto  etc. io ripasso il mio arruginito kiswahili e i bimbi sperimentano la nuova lingua correndo per il compound gridando le poche parole conosciute e tentando di conversare con chiunque incontrino dai guardiani ai colleghi del babbo.
Buon anno nuovo, buone nuove scoperte, buona vita a tutti!
A prestissimo...


domenica 11 dicembre 2016

11.12.16 SOSPESI

Siamo sospesi in questo momento, come quando viaggi molto a lungo e cambi spesso aeroporto e ad un certo punto non sai più dove sei, che ore sono, da dove arrivi e dove andare. E’ un momento, un attimo, un flash. Poi ricomponi tutto e ti senti di nuovo in ordine. Ora siamo nel pieno del flash.


Abbiamo lasciato il Mozambico dopo due anni e mezzo, un Paese che all’inizio abbiamo fatto molta fatica a capire, un popolo che ci è parso chiuso nei confronti degli espatriati, la vita di città che inizialmente ci spaventava, l’ingresso nel mondo della scuola internazionale, conflitti e insicurezza per le strade   ma anche spiagge meravigliose, colori mozzafiato e soprattutto amici, amici e ancora amici che sono diventati quasi famiglia. Soltanto alla fine ci si è rivelato tutto l’affetto raccolto negli anni, anche dalle persone che ci parevano più distanti, meno interessate a noi. Ho ancora la sensazione addosso degli abbracci , delle lacrime, dei discorsi commoventi. Noi però ci siamo ricoperti di una scorza che ci protegge, ormai non versiamo più lacrime, sappiamo che arriva un momento in cui lasciamo tutto e tutti e ricominciamo altrove.

Questa volta nel mezzo c’è una parentesi  di calore, amore, luci, colori, brodo, pacchetti...avevamo bisogno di una ricarica di famiglia e così dopo anni passiamo il Natale in Italia, il primo inverno di Guglielmo, uno dei pochi Natali con il freddo per Greg e Gere, una ricarica di energia ( e di calorie) per me.

Davanti a noi la Tanzania, non quella che abbiamo vissuto io e Matte dieci anni fa, fidanzantini di 27 anni pronti a salvare il mondo spersi in un villaggio remoto, ma ci aspetta Dar es Salaam che ci spaventa per traffico, smog, confusione e ci affascina con le opportunità della grande città soprattutto per i bimbi. E un disincanto dopo 10 anni di cooperazione internazionale che ci fa vedere tutto con nuovi filtri.  Vita di città in cinque, un’altra cosa decisamente. A dimostrare che il mondo è piccolo ritroveremo amici incontrati in altri viaggi, in altri luoghi, in altre vite... Le aspettative sono poche per il momento,  anche questo abbiamo imparato: oltre a ricoprire bene il cuore per proteggerlo , a non cercare di immaginare troppo la nuova vita, così tutto quel che viene è scoperta e si prova a vederla in positivo...insomma ancora una volta chi vivrà vedrà.


Speriamo di rimanere "sospesi" il meno possibile...e una volta smontate le valigie ( e le casse, i sacchi, le borsine, i cesti...) di sentirci di nuovo a casa.

giovedì 17 novembre 2016

17.11.16 FINALMENTE E' ARRIVATA

Quando arriva la prima in Africa è sempre, ovunque, che sia in città o in un villaggio sperduto, per chiunque, che sia un contadino o un business man, sempre, una emozione enorme.

La pioggia.

E' una sensazione fisica, una emozione che pervade corpo, mente e cuore.

Per mesi, anni, perchè l'anno scorso non è scesa, l'abbiamo attesa in un crescendo di calore, umidità, nuvole, elettricità che pervadeva l'aria...e da qualche giorno è arrivata e con le prime gocce ha dato il via alla stagione delle piogge, si spera.

E'  arrivata come una liberazione. I preparativi sono culminati in una notte di fulmini, tuoni e saette dando uno spettacolo unico e creando ancora di più  il "pizzicorino" alla pancia per l'attesa.

Il giorno dopo, lo scroscio dell'acqua ha fatto uscire i bimbi felici a giocare sotto la pioggia e Gulli ha pronunciato per la prima volta la parola "chuva" , pioggia in portoghese. L'ultima volta che aveva visto un temporale ancora non sapeva parlare...

Perfino le piante pareva sorridessero!
foto di Geremia


Stamattina ci siamo svegliati finalmente con il cielo terso, l'aria frizzantina, la luce del sole brillante, la sensazione di pulito. La gioia che solo l'acqua può dare ad una terra arida, sperando che il Paese cominci a rifiorire.

martedì 25 ottobre 2016

25.10.2016 Ancora in Mozambico pensando già alla Tanzania. Prodromi di agitazione da trasloco.

Traslocare è sempre traumatico, anche quando si trasloca da una stanza all'altra della stessa casa.

Traslocare, per la sesta volta in dieci anni, una famiglia di cinque persone da un Paese africano all'altro può essere a rischio di esaurimento nervoso.

Negli anni però ho imparato che il mantra “in qualche modo faremo, come abbiamo sempre fatto “ e “domani è un altro giorno” un po’ aiuta.

Il primo passo è la decisione, che porta con se’ tanti di quei passaggi emotivi sui quali probabilmente scriverò un libro.

Un volta appurato che si parte di nuovo, e si è coscienti della scelta fatta, ci si comincia a guardare intorno camminando per casa e iniziano i sudori freddi anche se ci sono 35 gradi. “Ma se non abbiamo comprato quasi niente in questi anni!” Ogni oggetto posato su una mensola, ogni asciugamano, ogni giocattolo viene scansionato mentalmente e inserito nelle cartelle del mio cervello : da regalare,da vendere, da mandare in Italia, da portare con noi. Poi ci sono le sotto cartelle : da regalare ad asilo, guardiani, associazioni, Tizio, Caio etc. E così prosegue la vita fino al giorno della chiusura delle valigie.

Trasporto essenziale ed ecologico-Uganda- by Matteo Capuzzo
In questo purtroppo non ci siamo affatto "africanizzati"!
Poi si comincia a pensare dentro a quanti kg deve stare tutta la vita di cinque persone, anche se la maggioranza sono personcine ma portano con se’ più kg di quanto pesi tutta la famiglia intera!
Idealmente starà tutto dentro qualche valigia e un paio di casse...idealmente. Non c’è mai stata una volta che abbia fatto i conti giusti, l’ultima settimana prima della partenza puntualmente bisogna comprare altre valigie, altre casse e riscrivere la lista da consegnare al cargo aereo almeno cinque volte. Gli ultimi giorni apro di nascosto di notte le casse e infilo cose senza che mio marito mi veda!

Mentre si comincia la selezione di ciò che è stato votato come irrinunciabile e ci seguirà anche questa volta, procedimento che meriterebbe un altro libro,  bisogna anche convincere gli amici che rimangono a comprarti le cose che vuoi lasciare ( ma che non  è che proprio le puoi regalare) tipo una lavatrice, una televisione, un’automobile... quindi ti scopri improvvisamente  una esperta di marketing “ questa lampada è quasi nuova, mai usata, te la do per soli..” oppure “ secondo me questo mobiletto fa proprio al caso tuo, lo potresti mettere...”.

Ecco ad oggi, ad un mese e mezzo dalla partenza verso la Tanzania, dopo due anni e mezzo di Mozambico siamo più o meno a questo punto: il caos più totale. Vorresti cominciare a mettere via qualcosa ma ancora ti serve, è ancora presto ma in verità già comincia a mancare poco alla partenza...il tutto condito da un bambino piccolo che appena vede uno scatolone tira fuori tutto e ci si infila dentro, uno medio che se scova una gamba rotta di un robot finita per sbaglio nella spazzatura la recupera e dice che è proprio quello che stava cercando e uno grande che non ne vuole sapere di farsi nuovi amici nel nuovo Paese...

Se a questo ci aggiungiamo una mamma che sta per finire un master, e chissà se ci riuscirà,  e deve andare in Italia una settimana a quindici giorni dalla partenza e un papà che delira dicendo che va da Beira a Dar es Salaam in Ape Cross...beh sembra quasi un film del terrore.

Nessuno mi chieda “come stai? Contenta della nuova avventura?”  ve lo dico quando comincia la nuova avventura. Adesso devo solo ripetermi “ in qualche modo faremo, come abbiamo sempre fatto...in qualche modo faremo...”  e bere tanti caffè.

Chi ci ama ci segua 
leggendoci..non in senso letterale! 

domenica 18 settembre 2016

18.09. 2016 VITA DA PIRATI E'...



La metafora della nostra vita l'abbiamo vissuta in vacanza: 

Vita da pirati è...

...mettersi in viaggio...







...avvistare terra...

...gettare le ancore... 


...consultare una mappa...



...radunare la ciurma ...

...iniziare i preparativi...





















...controllare il mare...









...issare le vele ...






















... prima di  partire per una nuova avventura seguendo il sole.




Photos by Matteo Capuzzo. 
Inhaca-Mozambico-Agosto 2016