giovedì 13 febbraio 2014

13.02.2013 UNA FAMIGLIA IN ATTESA


Io sono in attesa del piccolino( piccolino per modo di dire viste le dimensioni della pancia)
In attesa dei bambini da scuola e dal marito dal lavoro
In attesa della prossima nota sul quaderno di Mr Greg che con tutta la buona volontà continua a faticare sui quaderni
In attesa di essere abbastanza forte da non arrabbiarmi ma trovare il modo migliore per rinforzare la sua autostima ma non cadere nelle eccessive concessioni e allo stesso tempo essere sufficientemente autorevole
In attesa del prossimo capriccio di Mr. Gere che cerca di ricordarci che lui è ancora piccolo e che è felice si dell’arrivo del fratellino ma h ancora bisogno della mamma ( compresa per la rimozione della cacca dai pantaloni…che è tornata ad allietare le nostre giornate!)
In attesa di trovare la pazienza per affrontare un bambino che tira calci alla porta e piange disperato senza un motivo apparente
In attesa di trovare un’organizzazione per la nuova routine che ci travolgerà tra qualche settimana ( o giorno? )
In attesa di capire chi sono, dove sono , cosa faccio e per chi lo faccio e soprattutto dove voglio andare
Mr. Greg è in attesa dei compagni di scuola da portarsi a casa a giocare
In attesa di sapere come sarà la sua vita con un nuovo fratellino
In attesa di scoprire i suoi genitori dove lo porteranno questa volta e per quanto tempo , visto che ogni tanto parlano di aerei, scuole inglesi, bagagli
In attesa di capire dove è e dove va
Gere è in attesa di baby “Paulo/Gianpietro”
In attesa di trovarsi un ruolo tra il fratello grande e quello piccolo
In attesa della mamma e del babbo, sempre
In attesa di capire chi è, dove è e dove va
Il Babbo è in attesa del suo terzogenito
In attesa di prodigarsi totalmente per la numerosa famiglia ma allo stesso tempo in attesa per la convocazione alla prossima partita id rugby
In attesa di capire chi stiamo diventando, dove siamo, dove stiamo andando


Siamo tutti in attesa , tutti un po’ confusi e tutti alla ricerca del chi, come, dove siamo ma pronti e felici di allargarci e diventare sempre di più e sempre più rumorosi!

lunedì 11 novembre 2013

11.11.2013 LE AVVENTURE ITALIANE

Eccoci, dopo mesi di assenza ma ri compariamo in una data buffa l’11.11!
Siamo in Italia, oramai da diversi mesi e stiamo cercando di inseririci nel contesto italiano SCOLASTICO e non solo…
Mr. Greg è entrato nel magico mondo, magico per modo di dire, della scuola primaria e Geremia alla scuola dell’infanzia e siamo in attesa del terzo elemento della banda Capuzzo brothers! A marzo arriverà il nostro terzo maschietto e intanto io mamma sola sono stata sedotta e abbandonata dal marito che è al lavoro in Etiopia ancora per un mese…in attesa di “diventare nonni” , se ricordate siamo stati i genitori della sposa ( la nostra baby sitter) e tra poco nascerà il suo bimbo e siamo tutti in trepida attesa insomma è come se diventassi mamma e nonna insieme!!!
Questo rientro, come tutte le volte che torniamo in Italia per qualche mese, ci stupisce e scopriamo un Paese che è molto diverso da come lo avevamo lasciato.
Dal punto di vista della sanità no comment: per riuscire a fare degli esami per la gravidanza, che il sistema sanitario passerebbe gratuitamente , devo percorrere mezzo veneto altrimenti dovrei andare privatamente ad ogni passo con spese insostenibili ai più, oltre a passare le giornate per sbrigare le parti burocratiche…evviva le facilitazioni!
Dal punto di vista dell’ istruzione il nostro piccolo eroe Mr. Greg sta lottando con le letterine italiane ( fino a qualche mese fa scriveva in amarico) e i numeri e scopre la difficoltà di stare seduto 8 ore e lo spauracchio dei compiti e delle note!!! Oltre a dover fare un lavoro sociale non da poco: è la prima volta che si trova con compagni a lui simili con cui confrontarsi, a essere uno tra tanti uguali e non “il diverso” (l’unico bianco) e a dover rispettare l’autorità delle insegnanti , che finalmente capisce, e non poter più fare il bello e il cattivo tempo con la scusa che non capiva … la mamma cerca di barcamenarsi tra burocrazia che fa ridere, compiti a casa che stressano peggio di un esame universitario e bilanciare la dieta tra la mensa scolastica e la cena a casa…
Il piccolo Geremia dal suo bozzolo ovattato di casa-baby sitter e amichetta etiope è stato catapultato alla scuola dell’infanzia in 25 bimbi in classe e ritmi completamente nuovi ma pare se la cavi egregiamente dopo un mesetto di assestamento.
La mamma fa fatica ad adattarsi alla chiusura della gente, oltre che fisica( tutti a chiudere cancelli, finsetre, porte, borse con un’ansia continua indicibile) anche emotiva, della serie “ognun per sé “in ogni gesto della giornata! E anzi chissene frega del vicino e se posso lo frego, basta che trovi io posto per la macchina, che io passi per primo in posta etc… e i colori grigiastri mettono una certa tristezza…sarà solo questione di abitudine …
Dal punto di vista finanziario, beh inutile dire che la vita etiope è più semplice e decisamente meno costosa per noi! Il portafoglio si svuota alla velocità della luce e il conto in banca piange…e pare tutto necessario, difficile stare fuori dal sistema e rinunciare o condividere le cose, eroe chi ci riesce, insegnatemelo!
Insomma, l’avventura continua…

venerdì 24 maggio 2013

12.5.2013 I GENITORI DELLA SPOSA

La scoperta e i preparativi


Siamo stati i genitori della sposa. Strano , visto che abbiamo 34 anni e due figli maschi e invece...la ns baby sitter, Turu, un giorno ci dice che ha deciso di sposarsi dopo 3 settimane. Siamo un po’ stupiti ma contenti e le chiediamo qualche dettaglio, con serenita’ ci annuncia che noi siamo i genitori ” mamma e babbo!”-come ci chiama usualmente in casa!- d’altronde come darle torto, se chiama cosii’ tutti i giorni bisogna poi prendersene le responsabilita’ ... comunque un po’ alla volta scopriamo anche che significa che la casa dei genitori dove si svolgera’ parte del matrimonio e’ prorpio la nostra! E anche qui ci diciamo, ovvio cosa pensavamo!? Se siamo mamma e babbo dovremo anche mettere la nostra parte. Cominciamo a chiedere dettagli giorno dopo giorno per capire cosa succedera’ quel giorno e chi deve fare cosa, il tutto in misto di italiano-amarico-inglese-gesti che a volte puo’ essere un po’ confuso. Capiamo poco ma abbastanza per andare ad ordinare una torta in pasticceria rigorosamente a gesti e facendo il disegno sun un pezzo di carta, saro’ molto soddisfatta del risultato alla fine! ; capiamo di dover comprare ai bambini i vestitti tradizionali perche’ dovranno spargere fiori e portare candele e cosi’ io e Arianna che mi accompagna veniamo scortate a fare spese personalizzate sul bajaj (tuctuc) dal proprietario di un negozio di ferramenta che improvviasamente si scopre essere anche proprietario di un “emporio” di abiti da bambini e apre appositamente per noi il negozio-baracchetta e tira fuori due completi tradizionali da bambino, gli unici che ha, macchiati e di taglie dubbie ma non posso far altro che acquistarli, in effetti i pantaloni saranno grandissimi constringendoci a mettere dello spago attorno alla vita del Gere e le camicette troppo strette costringendoci a tagliare un pezzetto di collo per infilarci la testa! Sentiamo la necessita’ di essere meglio infomrati e chiediamo ad amici e colleghi se qualcuno sa come si svolge una cerimonia Guraghe, in Etiopia ci sono circa 80 tribu’ e ciascuna ha tradizioni diverse quindi mentre siamo in un bar a berci un succo di frutta con un collega che proviene dal nord chiediamo tra i negozianti chi e’ guraghe , si sparge la voce e si va alla ricerca nella via di signore anziane di questa tribu’ in grado di darci le corrette informazioni su cosa una madre e padre della sposa guraghe devono fare. Scopriamo che per fortuna non dobbiamo fare nessun regalo ( non eravamo pronti!) alla famiglia di lui, che dobbiamo accogliere lui e parenti e amici a casa nostra e che ci baceranno le ginocchia!!!
Ci pare di avere abbastanza informazioni ma il giorno si avvicina e un po’ di emozione sale. Due giorni prima tornando dal lavoro troviamo la casa completamente cambiata, tutti i mobili ( per fortuna non sono tanti) spostati, un materasso dalla camera dei bambini e’ stato trasformato in divano in sala,i giochi dei bambini e le scarpe nascosti chissa’ dove, caffettiere e fiori sparsi un po’ in ogni angolo, alla sera non troviamo i nostri beauty case...Turu ha deciso di fare spazio e rinnovare la casa per la festa imminente...non possiamo che alzare le spalle e dire, se ti piace cosi’ va beh anche perche’ adesso chi si mette a rispostare tutto!

Il grande giorno


Finalmene e’ il giorno della festa, dal mattino arrivano amiche e parenti a cucinare, si improvvisa un fuoco con 3 pietre al centro per mettere a cuocere il sugo in un mega pentolone, anche la “vera” cucina si anima e si riempie di odori, i vicini cominciano ad arirvare con piatti e bicchieri, aiutano nelle decorazioni, io sposto cinquanta volte i tavoli per incastrare al meglio l’angolo buffet, ci hanno detto che arriveranno una cinquantina di persone...
Matte va a prendere la sposa a casa sua e la porta da noi, coperta sotto ad uno scialle scopre una pettinatura alta mezzo metro piena di brillantini e fiori! E’ bella.
Mi dicono che tocca a me vestirla e truccarla e cosi’ mi faccio aiutare da una vicina tra un po’ di agitazione, qualche risatina nervosa e una lacrimuccia, mi sembra davvero di sposare una figlia ( o forse una sorella vah!) appena in tempo smette il temporale improvviso e siamo pronte. Si sentono i clacson, arriva lo sposo! Un pullmino, un secondo, un terzo, rischio lo svenimento e annaspando chiedo a colleghi e vicini di portare altri piatti e bicchieri di corsa.
Accompagnato da una sessantina di amici Teodros arriva tra canti e balli, ci mettono circa venti minuti a percorrere 50 metri- mah fuinzionera’ cosi’ - e intanto io e Matte chiediamo in giro dove dobbiamo posizionarci, se accoglierlo fuori o dentro casa insieme alla sposa, il viso si imperla di sudore, lo sposo e’ serissimo, sguardo basso. Oddio! Bisogna essere tristi secondo questa cultura? Ci ricordiamo che le spose ugandesi dovevano apparire tristi perche’ lasciavano la famiglia di origine, questa volta non sappiamo e decidiamo che no, noi sorrideremo perche’ siamo felici.
Accogliamo lo sposo e i sessanta amici rigorosamente solo maschi , intanto escono dalla camera dei bambini le damigelle di lei , 4 tutte vestite uguali di un bel color corallo cangiante, truccatissime e profumatissime , mi accorgero’ piu’ tardi che la camera die miei figli era diventato un gineceo mentre io vestivo la sposa e ci metteremo 2 giorni a ricomporla.
Finalmente ci sediamo ai posti di onore e cominciano ad entrare gli invitati per il buffet, tutto rigorosamente etiope, amici e vicini si prodigano per distribuire da bere , Matte finalmente mette su la musica che ha cercato per settimane: guraghe, da matrimoni, moderna, anche questa tutta rigorosamente etiope. Si mangia e si balla, sembra un po’ un rave party visto il numero dei convenuti e la vicinanza obbligata gli uni agli altri. Posso sfoggiare la torta che ‘e stata ricoperta di un bel rosa ( non richiesto) che si intona al vestito delle damigelle , deve essere una cosa nuova per loro, non e’ attesa e non sanno cosa devono fare quindi diamo un coltello e facciamo le cose un po’ all’occidentale ( almeno lasciatemi il momento torta alla mia maniera!) . i nostri “suggeritori culturali” ci avvisano che stanno preparando fuori due sedie per noi, che dovremo sederci e gli sposi verranno a baciarci le ginocchia, intanto danno candele e fiori ai bambini che di bianco vestiti accompagnano gli sposi fuori dalla casa tra urla di giubilo verso di noi. Gli sposi si inchinano e ci baciano le ginocchia, imbarazzo , e non e’ finita, tutti i testimoni ( 4 a testa) fanno lo stesso. Finalmente ci alziamo e ci chiedono di dare le benedizioni agli sposi, ma porca miseria questa non ce l’avevano detta! Di solito lo fanno gli anziani...in questo caso pensiamo che valga la posizione e in quanto genitori della sposa.... chiediamo di poter parlare in inglese e cosi’ facciamo i nostri discorsetti di amore eterno, di sorveglianza divina, e condividiamo la nostra gioia di essere felicemtne sposati, questo e’ uno dei momenti che mi emoziona: poter dire a tutti quanto amo mio marito, quanto sia orgogliosa dle nostro matrimonio e quanto sia felice di poter testimoniarlo ad una nuova coppia ( sono stata un po’ meno smielosa per non beccarmi una gomitata in pancia seduta stante! ) . Se ne vanno , di nuovo venti minuti per percorrere 50 metri tra canti e balli sempre piu’ gioiosi. Dopo un po’ li raggiungiamo ad un ristorante dove ballano, cantano e bevono, intanto qualche damigella e qualche amico di lui cominciano ad “avvicinarsi”...scattano i classici intorti da matrimonio. Verso le sette di sera si risale tutti sui pullmini e sulla nostra macchina ( una quindicina circa di persone per un fuori strada che ne conterrebbe 9!) per andare dai genitori di lui, scopriamo passaggio dopo passaggio all’istante e tentiamo di adeguarci, i nostri figli sono un po’ storditi ma incuriositi quindi andiamo. Si fa buio, ha piovuto e la strada e’ completamente in mezzo ai campi. Gli autisti dei pullmini noleggiati si rifiutano di proseguire e mollano i passeggeri a piedi, noi proseguiamo con sposi e testimoni e Matte che e’ un manico al volante, la macchina che scivola e sbanda continuamente. In lontananza vediamo un falo’ e ci dicono che quella e’ la casa. Scendiamo stretti tra tutti i parenti che ci accolgono con applausi e grida davanti al falo’, entriamo in un cancello e li’ si apre uno spiazzo, ci saranno 150 persone sedute compostamente sulle panche sotto a dei tendoni, noi veniamo accompagnati su di un palchetto, sediamo alle poltrone affianco agli sposi. Di nuovo si mangia, ci serviamo e cominciamo a mangiare e alcuni intimi degli sposi vengono ad imboccarci, e’ tradizione e ricevere il boccone ben fatto , ricco di tutti i sughi e’ un grande onore, rimango stupita dalla squisitezza del boccone che mi ritrovo a gustare.io non riesco a mettere insieme i sapori a quel modo! Beviamo teji, liquore di miele tipico dei matrimoni, mangiamo carne cruda, grnade prelibatezza, e assistiamo allo scambio degli anelli. Ancora fiori, canti e balli e alla fine con i bambini addormentati in braccio torniamo a casa alle undici di sera esausti ma con il sorriso stampato sulle labbra. La sposa e le sue damigelle rimarranno la notte e festeggeranno ancora la prima notte e il giorno successivo- non so con che forza- il secondo giorno lo sposo si trasferira’ da Turu e cominceranno la loro nuova vita.

Il dopo


Il giorno dopo riceveremo complimenti da tutto il vicinato( che per giorni viene a recuperare le pentole e le vettovaglie prestate) e dalla strada....eh gia’ prendendo i mezzi in diversi ci dicono di aver sentito che abbiamo fatto i genitori della sposa , che e’ un gran dire per Wolisso, che ci siamo comportati da veri genitori..per fortuna! L’ansia e’ sparita ed e’ rimasta la soddisfazione. Ora un profilo di pancetta si intuisce dall’abbigliamento di Turu, presto diventeremo pure” nonni”!

domenica 7 ottobre 2012

07.10.2012 SI COMINCIA...!

Come in Italia per voi tutti comincia l'autunno, cominciano le scuole, le attività ricreative..anche noi insieme alle piogge che finiscono e il sole che arriva cominciamo tante nuove attività: la mamma che lavora a tempo pieno, la scuola che finalmente è iniziata dopo tre settimane di indecisione... la data ufficiale infatti di inzio del secondo anno di asilo di Gregorio sarebbe stata tre settimane fa ma ogni mattina andavamo a scuola ma siccome c'erano pochi bambini venivano rimadati a casa , così fino a che il numero non è stato sufficiente: 320 circa! ecco ora si può iniziare, le aule sono piene ( nel vero senso della parola). In Etiopia la scuola funziona come gli autobus: finchè non sono pieni non si parte! Ecco quindi che Gregorio armato di zainetto con merenda e acqua dentro , uniforme lavata e stirata con tanto di pantalone blu con la piega è pronto ogni mattina a salire sul bajaj ( veicolo a tre ruote ) e raggiungere la sua classe e i suoi 52 compagnni. Geremia per ora si accontenta di accompagnarlo fino al cancello urlando "anch'io cuola!". Un'altra novità della famiglia è che abbiamo ceduto il nostro amato Bambù alle suore della parrocchia che lo useranno per caricare un po' di materiali, purtroppo ne stava combinando di tutti i colori nel nostro compound: mangiando il cibo dei vicini, strappando i vestiti appesi ad asciugare sui fili, ribaltando cuscini delle poltrone sotto ai portici, andando verso l'ospedale e avvicinandosi pericolosamente ai reparti...insomma un bambino birichino. Oggi siamo stati a trovarlo dalle suore ed è felicemente in mezzo ad un campo in compagnia delle vacche. informazione di servizio: il grana è arrivato grazie alle nonne scrupolose che non ci fanno mancare niente!

venerdì 17 agosto 2012

17.08.2012 ECCOCI DOPO MESI DI ASSENZA...

Siamo sempre qua, sempre noi,sempre in Eiopia. eh già perchè a quanto pare ci staremo un altro annetto... In questi mesi Mr. Greg e il suo fratellino sono cresciuti e si stanno tanto affiatando quanto diventando sempre più pesti. Le nostre vecanze in italia tra giugno e luglio sono state per loro come entrare nel paese dei balocchi: coccolati, viziati, imboccati...dai nonni in primis e da tutti coloro che incontravamo, beh anche mamma e babbo ci hanno dato sotto con i vizi soprattutto gastronomici! E' stato bello stare un po' con gli amici di sempre e godersi un po' di bella Italia, amci e cibo si sa all'estero sono quello che manca di più! Al nostro rientro in Etiopia ci siamo portati dietro Santa Nonna Dane che ha edulcorato un po' il distacco dall'opulento occidente e aiutato il reinserimento nella semplice realtà di WOlisso. Sono state settimane intense anche per un'altra presenza...gli scout! 27 giovani e rampanti bolognesi sono stati due settimane a Wolisso insieme ad una quarantina di novelli scout eiopici e insieme hanno cantanto, ballato, lavorato, mangiato, riso, pianto...( vedi clanmayflower.wordpress.com) in un'esperienza unica da entrambe le parti e sicuramente divertente anche per Mr. Greg che sta scoprendo il magico mondo dello scoutismo nonostante le remore del padre!! In attesa di qualche nuovo evento da raccontarvi annuncio pubblicamente che stiamo per rimanere senza grana padano ( o parmigiano reggiano, non facciamo differenze!), chi ha orecchie per intendere intenda!

martedì 24 aprile 2012

24.04.2012 LA PASQUA IN ETIOPIA

Secondo il calendario etiope ora siamo nel mese otto (come dire agosto) del 2004 e tutte le date, comprese le festività sono scombinate. E’ così che noi qua abbiamo celebrato la Pasqua una settimana dopo rispetto all’Occidente. Ma è stato bellissimo osservare come la gente dopo 55 giorni di quaresima e di digiuno, non possono mangiare uova, latticini e carne, si preparavano al giorno di festa. Nella settimana precedente aleggiava già un clima di festa e al mercato cominciavano ad alzarsi i prezzi di tutti beni, dalle campagne arrivavano i contadini con il bestiame e ciascuno aveva in mano almeno una gallina. Agli angoli delle strade c’erano nugoli di gente affaccendata a trattare il prezzo di una gallina, di una gallo, di uova. Il giorno di Pasqua è tipico festeggiare mangiando injera con il sugo di pollo e uovo sodo, dorowat. Al sabato al mercato tutti erano già vestiti a festa, si sentivano risate e si vedevano abbracci sotto ogni capannetta, il clima di grande attesa dei mesi passati si stava trasformando . Alla notte gli ortodossi vanno in chiesa fino all’alba, quando rientrano macellano gli animali: capre, agnelli e cominciano a mangiare finalmente carne. Anche nel nostro compound i giorni precedenti si potevano udire belati e galline razzolare, Geremia ne era molto contento perhè è un gioco speciale correre dietro alle galline! La notte di Pasqua improvvisamente tutti i versi degli animali sono cessati , i vicini cominciavano a festeggiare.

lunedì 5 marzo 2012

05.03.2012 MR. GREG SCOPRE MONDI NUOVI OGNI GIORNO

Mr. Greg ha passato un pomeriggio diverso in compagnia dei bimbi malnutriti dell’ospedale di Wolisso. L’occasione è stata un’attività di disegno per poter spedire gli elaborati dei bimbi ad una fondazione e così siccome l’età li accomunava me lo sono portato dietro. Con gli occhi sbarrati guardava i bambini pieni di tubicini nelle braccia o sul viso, alcuni in carrozzella, altri talmente deboli da dover essere sostenuti dai genitori o dai nonni. Non era la prima volta che vedeva i bambini malati ma forse era la prima volta che faceva un’attività con loro. Con grande generosità ha offerto i suoi colori a dita per poter permettere a tutti di stampigliare la propria manina su di un foglio e mi ha aiutata nell’impresa: prima si è offerto come esempio e ha fatto vedere ad una sala piena di bimbi e genitori come immergere la manina nel colore rosso o blu e poi stamparla sul foglio, successivamente mi ha aiutata a farlo fare ai bambini, parlando addirittura in amarico. Quel pomeriggio non mi ha mai chiesto “ quando andiamo a casa?” come di solito fa quando si trova in una situazione difficile e appariva sereno.
Qualche pomeriggio prima eravamo stati all’orfanotrofio a portare vestiti smessi suoi e di Geremia, anche in quell’occasione aveva dimostrato molta generosità e mi ha fatto molte domande su come vivessero quei bambini tutti insieme, ho cercato di dare spiegazioni il più semplice possibile ma chissà nella sua testolina vedere la sofferenza di bimbi come lui come viene rielaborato.
Una chicca di qualche giorno fa: quando ha il raffreddore lo stressiamo che si deve soffiare il naso e prima di entrare a scuola gli infilo un fazzoletto nella tasca dei pantaloni raccomandandomi di utilizzarlo se dovese avere “la moccola” e lui mi risponde : “ ma gli altri bambini non usano il fazzoletto, si tengono la moccola che cola dal naso e basta”.