venerdì 17 agosto 2012

17.08.2012 ECCOCI DOPO MESI DI ASSENZA...

Siamo sempre qua, sempre noi,sempre in Eiopia. eh già perchè a quanto pare ci staremo un altro annetto... In questi mesi Mr. Greg e il suo fratellino sono cresciuti e si stanno tanto affiatando quanto diventando sempre più pesti. Le nostre vecanze in italia tra giugno e luglio sono state per loro come entrare nel paese dei balocchi: coccolati, viziati, imboccati...dai nonni in primis e da tutti coloro che incontravamo, beh anche mamma e babbo ci hanno dato sotto con i vizi soprattutto gastronomici! E' stato bello stare un po' con gli amici di sempre e godersi un po' di bella Italia, amci e cibo si sa all'estero sono quello che manca di più! Al nostro rientro in Etiopia ci siamo portati dietro Santa Nonna Dane che ha edulcorato un po' il distacco dall'opulento occidente e aiutato il reinserimento nella semplice realtà di WOlisso. Sono state settimane intense anche per un'altra presenza...gli scout! 27 giovani e rampanti bolognesi sono stati due settimane a Wolisso insieme ad una quarantina di novelli scout eiopici e insieme hanno cantanto, ballato, lavorato, mangiato, riso, pianto...( vedi clanmayflower.wordpress.com) in un'esperienza unica da entrambe le parti e sicuramente divertente anche per Mr. Greg che sta scoprendo il magico mondo dello scoutismo nonostante le remore del padre!! In attesa di qualche nuovo evento da raccontarvi annuncio pubblicamente che stiamo per rimanere senza grana padano ( o parmigiano reggiano, non facciamo differenze!), chi ha orecchie per intendere intenda!

martedì 24 aprile 2012

24.04.2012 LA PASQUA IN ETIOPIA

Secondo il calendario etiope ora siamo nel mese otto (come dire agosto) del 2004 e tutte le date, comprese le festività sono scombinate. E’ così che noi qua abbiamo celebrato la Pasqua una settimana dopo rispetto all’Occidente. Ma è stato bellissimo osservare come la gente dopo 55 giorni di quaresima e di digiuno, non possono mangiare uova, latticini e carne, si preparavano al giorno di festa. Nella settimana precedente aleggiava già un clima di festa e al mercato cominciavano ad alzarsi i prezzi di tutti beni, dalle campagne arrivavano i contadini con il bestiame e ciascuno aveva in mano almeno una gallina. Agli angoli delle strade c’erano nugoli di gente affaccendata a trattare il prezzo di una gallina, di una gallo, di uova. Il giorno di Pasqua è tipico festeggiare mangiando injera con il sugo di pollo e uovo sodo, dorowat. Al sabato al mercato tutti erano già vestiti a festa, si sentivano risate e si vedevano abbracci sotto ogni capannetta, il clima di grande attesa dei mesi passati si stava trasformando . Alla notte gli ortodossi vanno in chiesa fino all’alba, quando rientrano macellano gli animali: capre, agnelli e cominciano a mangiare finalmente carne. Anche nel nostro compound i giorni precedenti si potevano udire belati e galline razzolare, Geremia ne era molto contento perhè è un gioco speciale correre dietro alle galline! La notte di Pasqua improvvisamente tutti i versi degli animali sono cessati , i vicini cominciavano a festeggiare.

lunedì 5 marzo 2012

05.03.2012 MR. GREG SCOPRE MONDI NUOVI OGNI GIORNO

Mr. Greg ha passato un pomeriggio diverso in compagnia dei bimbi malnutriti dell’ospedale di Wolisso. L’occasione è stata un’attività di disegno per poter spedire gli elaborati dei bimbi ad una fondazione e così siccome l’età li accomunava me lo sono portato dietro. Con gli occhi sbarrati guardava i bambini pieni di tubicini nelle braccia o sul viso, alcuni in carrozzella, altri talmente deboli da dover essere sostenuti dai genitori o dai nonni. Non era la prima volta che vedeva i bambini malati ma forse era la prima volta che faceva un’attività con loro. Con grande generosità ha offerto i suoi colori a dita per poter permettere a tutti di stampigliare la propria manina su di un foglio e mi ha aiutata nell’impresa: prima si è offerto come esempio e ha fatto vedere ad una sala piena di bimbi e genitori come immergere la manina nel colore rosso o blu e poi stamparla sul foglio, successivamente mi ha aiutata a farlo fare ai bambini, parlando addirittura in amarico. Quel pomeriggio non mi ha mai chiesto “ quando andiamo a casa?” come di solito fa quando si trova in una situazione difficile e appariva sereno.
Qualche pomeriggio prima eravamo stati all’orfanotrofio a portare vestiti smessi suoi e di Geremia, anche in quell’occasione aveva dimostrato molta generosità e mi ha fatto molte domande su come vivessero quei bambini tutti insieme, ho cercato di dare spiegazioni il più semplice possibile ma chissà nella sua testolina vedere la sofferenza di bimbi come lui come viene rielaborato.
Una chicca di qualche giorno fa: quando ha il raffreddore lo stressiamo che si deve soffiare il naso e prima di entrare a scuola gli infilo un fazzoletto nella tasca dei pantaloni raccomandandomi di utilizzarlo se dovese avere “la moccola” e lui mi risponde : “ ma gli altri bambini non usano il fazzoletto, si tengono la moccola che cola dal naso e basta”.

mercoledì 8 febbraio 2012

08.02.2012 DI CASA IN CASA

Le case del villaggio di Galye Rogda si assomigliano tutte: capanne circolari con le pareti di fango e sterco e il tetto conico di canne. All’esterno in questo periodo hanno tutti almeno un covone di teff, sacchi pieni di peperoncino, qualcuno ha un asino o una capra , a volte le galline. Sempre ci sono bimbetti seminudi che urlano e giocano. Se ci si avvicina i bimbi si moltiplicano uscendo dall’oscurità delle loro capanne. Sono stata con il personale della sanità pubblica a visitare qualche villaggio, in genere si fanno programmi di nutrizione, colloqui sulla prevenzione della malaria, si insegna a costruire e utilizzare le latrine, si controllano le fonti di acqua, si fanno vaccinazioni ai bambini e alle madri. L’altro giorno ho avuto l’occasione di andare di casa in casa a parlare con la gente, a chiedere dove prelevano l’acqua, di cosa si nutrono, la distanza dalla scuola, la salute dei figli. Seduti all’interno di una capanna adibita a cucina o all’esterno su di una stuoia o dentro ad un magazzino per le granaglie la gente etiope è davvero accogliente. Ti vorrebbero offrire anche ciò che non hanno e se sentono che il forenji, lo straniero, parla qualche parola della loro lingua si sciolgono e si aprono in sorrisi enormi. Le mie braccia piene di braccialetti colorati sono quasi sempre un input per fare amicizia, attraggono troppo donne e bambini. Dopo una giornata trascorsa tra case, latrine, visita al fiume, e dopo aver ringraziato ma rifiutato più volte la birra locale che avremmo dovuto bere a stomaco vuoto, alla fine abbiamo ceduto. Alle quattro del pomeriggio senza aver mangiato nulla e dopo aver finito l’unica bottiglietta di acqua , sotto un sole ancora prepotente, siamo entrati nell’oscurità fresca di una casa e ci siamo lasciati tentare dalle panche fatte di fango ricoperte di pelli di capra essiccate. Il bracere a lato della cucina è ancora caldo, le pentole e le stovilgie sono ben riposte sulle mensole anch’esse di fango, è una cucina di una famiglia ricca. Ci vengono lavate le mani con tanica e bacinella e ci viene offerta injera con shiro, piccantissimo! Segue una tazza di fresca birra locale fatta fermentare nelle taniche fuori di casa…va giù bene dopo il sugo piccante ma qualche minuto dopo la sentirò tutta nella testa! Mentre si chiacchiera e si gioca con l’ultimo genita della casa, una bimba dell’età di Geremia, arriva la macchina a prelevarci, si torna a casa: all’acqua corrente, al forno microonde, alla cucina elettrica. Ma l’immagine delle piccola che mentre è attaccata al seno della mamma gioca con il suo viso e fa versetti non mi abbandonerà perché anch’io quando torno a casa tra i miei elettrodomestici rivivrò la stessa identica scena con Geremia attaccato al seno che ripete gesti tali e quali. Chissà se anche il sorriso che faccio guardandolo è lo stesso della mamma che ci ha aperto la sua casa.

lunedì 16 gennaio 2012

16.01.2012 NUOVO ANNO NUOVE SCOPERTE

Buon anno! Eccoci entrati nel 2012 (anche se in Etiopia siamo nel 2004).
Dopo un Natale multiculturale ci siamo immersi in una nuova Etiopia i primi giorni dell’anno, infatti siamo stati nella regione Amhara, a nord rispetto ad Addis Abeba e attraversare per 600 km in macchina questa regione è stato tanto stancante quanto affascinante. Viaggiare dal mattino presto alla sera ci ha concesso di vedere la vita della gente nelle campagne: le mandrie e i greggi che vengono accompanati al pascolo, la maggior parte delle volte da bambini di non più di dieci anni, le donne cariche come i muli che le seguono che trottano lungo la strada piene di teff ( cereale con il quale si cucina la injera, piatto principale etiope) appena raccolto. I campi sono falciati di fresco e si ammucchia il teff ai bordi del campo o all’interno dei recinti delle case, distese a perdita d’occhio di cumuli di cereali , sembra impossibile sia tutto lavorato a mano. Da mani ruvide e braccia cotte dal sole, quelle dei contadini che ci salutano con un cenno mentre sono chini sul raccolto. Nelle ore centrali della giornata tutto sembra calmarsi, fa troppo caldo, ma nelle cittadine che si susseguono lungo il nostro percorso l’attività commerciale e di scambio non cessa mai. E i ragazzi tornano a casa da scuola, allora le strade grige si animano dei mille colori delle uniformi scolastiche che si riversano come un fiume arcobaleno sulle strade principali per poi dsperdersi nei vicoletti in mezzo ai campi che portano alle case lontane, invisibili a noi che percorriamo una strada statale. Nel tardo pomeriggio mandrie e greggi seguono pazienti i loro conduttori verso il riparo notturno, la gente comincia ad avvolgersi nei tradizionali scialli per affrontare il freddo della notte, ancora qualche lavoratore setaccia le proprie sementi vicino a casa, in men che non si dica cala la notte e le attività continuano al caldo del focolare al’’interno delle capanne, in famiglia e in compagnia delle bestie, che dormono accanto, separate soltanto da un telo di stoffa. E mentre noi raggiungiamo un albergo ci chiediamo come deve essere vivere in una capanna quando la notte il vento sferza gli alberi e grida tra i campi, chissà se un giorno saremo davvero capaci di immergerci tanto nella cultura locale.

venerdì 23 dicembre 2011

23.12.2011 AUGURI!

Auguri a Greg che a compiuto 4 anni il 19 dicembre ( e fino ad ora ha vissuto in 4 Paesi) e auguri a tutti di Buone Feste!
Qua ci stiamo preparando anche noi al Natale con tanto di albero, presepe e lucine alle finestre e soprattutto in attesa anche dei nonni materni così avremo la famiglia quasi al completo! Per fortuna che Natale è domenica altirmenti non avremmo potuto festeggiare siccome qua oltre ad essere in un altro anno e altro mese il Natale cattolico non è molto sentito, o meglio ci sono pochi cattolici. In Etiopia infatti la maggioranza è cristiana ortodossa e il loro Natale sarà il 7 gennaio per il nostro calendario. In questo Paese convivono tante religioni e vengono rispettatate tutte le festività soprattutto ortodosse e musulmane. E così noi scopriamo un giorno per l’altro che “domani è festa grande, è tutto chiuso” e un po’ alla volta impariamo a conoscere le feste e le abitudini di queste religioni. Nel compound dove viviamo si mescolano le credenze e ognuno condivide il suo modo di festeggiare e così al termine del ramadan siamo stati invitati per un pranzo locale, per la festività del ritrovamento della croce abbiamo partecipato ad un falò; ora siamo noi ad invitare a casa una musulmana e una ortodossa per condividere la nostra festa più grande, ho spiegato loro perché facciamo albero e presepe e perché c’è tutto questo mistero dietro ai regali per i bambini che nascondo negli armadi o nelle case dei vicini, ridono molto di babbo Natale e per loro il fatto di scambiarsi i regali è davvero una novità. Il problema maggiore per Natale sarà il menù e quindi sto cercando di accontetare tutti: per i musulmani tortellini ricotta e spinaci invece che con la carne e per gli ortodossi molta verdura, infatti nel mese che precede il loro Natale non possono mai mangiare uova, latticini e carne (il resto dell’anno questo digiuno vale solo il mercoledì e venerdì). Insomma l’importante è stare insieme, sarà per tutti un Natale un po’speciale soprattutto per mamma e papà che arriveranno quel giorno stesso da zero gradi a 25 e da cotechino a patate e melanzane….
Buon Natale a tutti!

lunedì 5 dicembre 2011

05.12.2011 UNA FESTA MULTIETNICA

Il 3 dicembre abbiamo festeggiato il primo anno del Gere…di già!ancora sono vividi i ricordi della corsa in ospedale un anno fa e la gioia dell’arrivo di un nuovo membro della famiglia. Oggi siamo in Etiopia circondati da nuovi amici e soprattutto da una nuova cultura che impariamo a conoscere giorno dopo giorno e così in occasione di questo compleanno si sono mischiate le culture: la festa all’italiana era la classica merenda con torte e candeline, palloncini, trombette e cappellini per i bimbi, torta salata, macedonia, bibite. Gli invitati erano italiani, etiopi e olandesi. La parte di festa all’etiope era un bellissimo tappeto di foglie e fiori sotto al portico esterno dove gli adulti potevano gustare il caffè preparato con il classico rito tradizionale servito da Abiuth in costume etiope e accompagnato da un pane dolce fatto in casa chiamato ambasha. Tutti abbiamo assaggiato un po’ dei gusti dell’altra cultura e noi abbiamo scoperto che i regali sono sempre accompagnati da un biglietto ( in genere infatti si aprono quando gli ospiti se ne sono andati), che l’ambasha insieme al caffè è proprio buono e che in Etiopia per il compleanno in genere non si fa una così grande festa ( a volte non si fa proprio per niente, anche perché in pochi conoscono la data esatta di nascita). Gli etiopi hanno scoperto che noi festeggiamo alla grande i compleanni, che non vanno matti per la torta salata con le verdure e invece apprezzano molto le mie torte! Alla presenza eccezionale dei nonni paterni, che ci hanno raggiunto per l’occasione, è stata proprio una bella festa in condivisione. Tra due settimane per il compleanno del Greg chissà cosa scopriremo di nuovo….