venerdì 5 settembre 2014

5.9.14 DUE VITE?

Beira, 10 di mattina di un giorno infrasettimanale. Mentre Mr. Greg è alle prese con la vendita di torte presso la sua nuova scuola internazionale inglese, Gere all'asilo parla ininterrottamente in italiano alla sua insegnante che non lo capisce, Guglielmo gioca con la signora che mi aiuta in casa, Matte è al lavoro, io finalmente dopo mesi mi siedo a computer e tento di riflettere su cosa ho visto, sentito, le sensazioni, e mi rendo conto che di vite , forse, ne sto vivendo due.
Alcuni giorni conduciamo una vita che non è così diversa da quella italiana: scuola internazionale con tanto di divisa, zainetto con la merenda e i quaderni, il babbo che ci accompagna a scuola in macchina; il pomeriggio attività sportiva, spiaggia nel posto carino della città, rientro a casa con tutti i confort…
Altri giorni siamo stati sbalzati in un altro mondo ma che è proprio affianco a noi: le periferie, i mercati. Dove ritrovo l’”Africa “che conosco con i suoi odori che pungono le narici, le fogne a cielo aperto, le baracche fatiscenti, le mosche a riempire i banchi di vendita del cibo ma anche le grida felici dei bimbi, la dignità delle persone che in mezzo al fango riescono ad avere la camicia bianca pulita e stirata mentre io in mezza giornata sono già color marronicino dalla testa ai piedi. Grazie alle attività finanziate dal CUAMM, Medici con l’Africa io , e i bambini con me, e altri colleghi di Matteo siamo stati a vedere le attività dei gruppi di giovani che attraverso il teatro di strada sensibilizzano i giovani ad avvicinarsi ai centri di salute (una sorta di ambulatori di quartiere) per promuovere gli ambulatori specifici sulla salute riproduttiva e un gruppo di donne sieropositive che attraverso musica, ballo, giochi sensibilizzano la popolazione delle periferie sull’HIV. Modi semplici, diretti ed efficaci per raggiungere la popolazione, anche quella analfabeta, anche quella che sta sempre in casa o al massimo si reca al mercato. E’ lì che li raggiungono, a casa loro, con megafoni e musica, nella vita quotidiana. Ed è lì che la gente si ferma, ascolta, ripete e si spera che porti a casa il messaggio ricevuto, si spera abbia imparato qualcosa di più su come si contrae il virus, sui test da fare in gravidanza, su dove recarsi e a chi chiedere informazioni etc
Quanta energia, quanta vita, quanta relazione sociale; mi mancava dopo mesi di whatsapp, sms etc. ( che peraltro continuo a utilizzare anche qui ogni giorno!), in Italia sembra non sappiamo più incontrarci davvero, senza lo schermo di un pc, un tablet o un telefono. Il Mozambico mi fa rivedere come si comunica, come ci si abbraccia, si urla, come si sente l’odore dell’altro se gli sto abbastanza vicino. Dopo un anno in Italia devo ritarare il mio modo di affacciarmi sul mondo, devo “sbucciare” un po’ di quella dura pelle di cui mi sono ricoperta per difendermi. E allora un giorno sono la mamma apprensiva a bere un caffè all’hotel a 4 stelle scambiando chiacchiere con le altre mamme conosciute a scuola ma il giorno dopo voglio rimanere la mamma che porta i suoi tre bimbi ad aprire gli occhi sul mondo, ad insegnare loro che oltre il fango, il grigiore, la povertà, c’è del bello; che si accorgano che Geremia che dorme sulle spalle, nonostante le casse e la musica a tutto volume in mezzo al mercato, ha assunto la stessa posizione della bimba mozambicna in braccio alla sua mamma: hanno la stessa età, lo stesso visetto beato di due bimbi addormentati serenamente. Voglio che vedano che Guglielmo nel marsupio attaccato alla mia tetta non è diverso dal bimbo affianco , appeso dentro la capulana ( stoffa tradizionale) sulla schiena della sorellina; che imparino che il diritto di Gregorio ad andare a scuola è lo stesso del bimbetto con l’uniforme stracciata e senza scarpe con un quaderno sdrucito tra le mani.
E allora forse vorrei che le vite che conduciamo non siano due ma diventino una, noi non possiamo cambiare ma possiamo cambiare la profondità del nostro sguardo e questa, ora, è la mia missione di mamma.

lunedì 11 agosto 2014

11.08.14 IMPARIAMO A VERBALIZZARE LE EMOZIONI

I nostri tre pirati stanno guardandosi attorno per decidere se questa nuova vita mozambicana gli va a genio. In fondo siamo arrivati da una settimana,in Italia hanno appena lasciato scuola e compagni, nonni, giocattoli...non è facile per noi, figuriamoci per loro. Sera e mattina sono i momenti in cui si esprimono le emozioni, momenti di quiete ( sempre apparente in casa nostra, si sa) in cui si libera la lingua del cuore e di solito avviene a colazione o prima della nanna, quando c'è più silenzio (da noi significa che almeno uno non sta urlando), quando si è avuto il tempo per riflettere magari dopo la lunga notte piena di nuovi rumori e luci e ombre diverse...beh in uno di questi momenti, mr. Greg a bruciapelo ci dice :
-" qua non mi piace"
io e il padre ci guardiamo raggelati, felici però che vengano espresse liberamente le opinioni , pronti alla discussione, alle spiegazioni etc.
"come mai non ti piace qua? dicci cosa senti"
-" non ci sono delle cose che c'erano in Italia" eccoci allora pronti ad una riflessione che si preannuncia profonda e forse difficile
-"dicci tesoro cosa ti manca "
- "...."
- "..."
- " la nutella ad esempio".
Ok, allora è tutto a posto.!

venerdì 8 agosto 2014

08.08.14 DAL MOZAMBIQUE

Siamo arrivati a Beira,stiamo bene e ci stiamo guardando intorno.
Le cose che ci hanno colpito nella prima settimana:- è tutto piuttosto caro, soprattutto rispetto all'Etiopia!
- c'è il mare davvero vicino a casa!
- ci sono un sacco di famigliole come noi espatriate e siamo già in balotta con portoghesi e spagnoli
- pare ci siano un sacco di cose da fare...siamo proprio in città! per noi situazione un po' nuova...
- si mangia pesce come se piovesse...per la (non) gioia di mr. Greg
- la casa è grande e la stiamo "colorando" a modo nostro
- il clima per il momento è eccezionale e siamo in attesa dell'estate che comincerà ad ottobre e di cui tutti parlano come un incubo di umidità, caldo e pioggia invivibile...
- internet funziona!!!
...al via l'esplorazione, a presto con news e foto

mercoledì 9 luglio 2014

09.07.2014 UNA FAMIGLIA IN (RI)PARTENZA

Prometto di aggiornare più spesso il blog dalla nuova destinazione...!
eccoci ancora una volta a far bagagli ma questa volta per cinque! destinazione Beira, Mozambico.
il pater familia ci ha preceduti e invia informazioni su lenzuola, omogeneizzati e acqua potabile per facilitarmi i preparativi...peccato che mi fidi poco dell'occhio maschile per certe cose... continua a parlarlmi di gamberoni e baretti sulla spiaggia ma temo sia un'esca per convincermi ( sostiene anche che le mozambicane non siano belle...ecco perchè mi fido poco dei suoi racconti!).
Comunque da un po' di tempo sono alle prese con vaccinazioni e documenti e ora è arrivato il momento di cominciare ad impacchettare e fare gli ultimi acquisti, tra cui scarpine in crescita ( per tre!), pensare alla fase gattonamento e svezzamento del piccolo, a giochi stimolanti per l'età pre scolare e pure per l'età scolare, libri, giocattoli, cremine, cibo, vestiti, antizanzare e il grande spauracchio...le medicine!

Mr. Greg e Geremia quando si presentano agli sconosciuti raccontano che il loro babbo è in Mozambico e ci stanno andando anche loro, in pochi gli credono e devo arrivare io da dietro affannata con il mini in braccio a confermare tutto altrimenti si sentono presi in giro! poi ci allontaniamo con un sorriso e io vengo guardata di sottecchi come se fossi la pazza del villaggio...o forse lo sono.

Vado ad aggiungere voci alle mie numerose liste "cosa portare", "cose da fare prima della partenza", "varie" (è la più lunga!) ...etc. aggiungo aggiungo e non depenno mai, arriveremo al giorno della partenza con qualche bagaglio chiuso!??

alla prossima puntata...

giovedì 13 febbraio 2014

13.02.2013 UNA FAMIGLIA IN ATTESA


Io sono in attesa del piccolino( piccolino per modo di dire viste le dimensioni della pancia)
In attesa dei bambini da scuola e dal marito dal lavoro
In attesa della prossima nota sul quaderno di Mr Greg che con tutta la buona volontà continua a faticare sui quaderni
In attesa di essere abbastanza forte da non arrabbiarmi ma trovare il modo migliore per rinforzare la sua autostima ma non cadere nelle eccessive concessioni e allo stesso tempo essere sufficientemente autorevole
In attesa del prossimo capriccio di Mr. Gere che cerca di ricordarci che lui è ancora piccolo e che è felice si dell’arrivo del fratellino ma h ancora bisogno della mamma ( compresa per la rimozione della cacca dai pantaloni…che è tornata ad allietare le nostre giornate!)
In attesa di trovare la pazienza per affrontare un bambino che tira calci alla porta e piange disperato senza un motivo apparente
In attesa di trovare un’organizzazione per la nuova routine che ci travolgerà tra qualche settimana ( o giorno? )
In attesa di capire chi sono, dove sono , cosa faccio e per chi lo faccio e soprattutto dove voglio andare
Mr. Greg è in attesa dei compagni di scuola da portarsi a casa a giocare
In attesa di sapere come sarà la sua vita con un nuovo fratellino
In attesa di scoprire i suoi genitori dove lo porteranno questa volta e per quanto tempo , visto che ogni tanto parlano di aerei, scuole inglesi, bagagli
In attesa di capire dove è e dove va
Gere è in attesa di baby “Paulo/Gianpietro”
In attesa di trovarsi un ruolo tra il fratello grande e quello piccolo
In attesa della mamma e del babbo, sempre
In attesa di capire chi è, dove è e dove va
Il Babbo è in attesa del suo terzogenito
In attesa di prodigarsi totalmente per la numerosa famiglia ma allo stesso tempo in attesa per la convocazione alla prossima partita id rugby
In attesa di capire chi stiamo diventando, dove siamo, dove stiamo andando


Siamo tutti in attesa , tutti un po’ confusi e tutti alla ricerca del chi, come, dove siamo ma pronti e felici di allargarci e diventare sempre di più e sempre più rumorosi!

lunedì 11 novembre 2013

11.11.2013 LE AVVENTURE ITALIANE

Eccoci, dopo mesi di assenza ma ri compariamo in una data buffa l’11.11!
Siamo in Italia, oramai da diversi mesi e stiamo cercando di inseririci nel contesto italiano SCOLASTICO e non solo…
Mr. Greg è entrato nel magico mondo, magico per modo di dire, della scuola primaria e Geremia alla scuola dell’infanzia e siamo in attesa del terzo elemento della banda Capuzzo brothers! A marzo arriverà il nostro terzo maschietto e intanto io mamma sola sono stata sedotta e abbandonata dal marito che è al lavoro in Etiopia ancora per un mese…in attesa di “diventare nonni” , se ricordate siamo stati i genitori della sposa ( la nostra baby sitter) e tra poco nascerà il suo bimbo e siamo tutti in trepida attesa insomma è come se diventassi mamma e nonna insieme!!!
Questo rientro, come tutte le volte che torniamo in Italia per qualche mese, ci stupisce e scopriamo un Paese che è molto diverso da come lo avevamo lasciato.
Dal punto di vista della sanità no comment: per riuscire a fare degli esami per la gravidanza, che il sistema sanitario passerebbe gratuitamente , devo percorrere mezzo veneto altrimenti dovrei andare privatamente ad ogni passo con spese insostenibili ai più, oltre a passare le giornate per sbrigare le parti burocratiche…evviva le facilitazioni!
Dal punto di vista dell’ istruzione il nostro piccolo eroe Mr. Greg sta lottando con le letterine italiane ( fino a qualche mese fa scriveva in amarico) e i numeri e scopre la difficoltà di stare seduto 8 ore e lo spauracchio dei compiti e delle note!!! Oltre a dover fare un lavoro sociale non da poco: è la prima volta che si trova con compagni a lui simili con cui confrontarsi, a essere uno tra tanti uguali e non “il diverso” (l’unico bianco) e a dover rispettare l’autorità delle insegnanti , che finalmente capisce, e non poter più fare il bello e il cattivo tempo con la scusa che non capiva … la mamma cerca di barcamenarsi tra burocrazia che fa ridere, compiti a casa che stressano peggio di un esame universitario e bilanciare la dieta tra la mensa scolastica e la cena a casa…
Il piccolo Geremia dal suo bozzolo ovattato di casa-baby sitter e amichetta etiope è stato catapultato alla scuola dell’infanzia in 25 bimbi in classe e ritmi completamente nuovi ma pare se la cavi egregiamente dopo un mesetto di assestamento.
La mamma fa fatica ad adattarsi alla chiusura della gente, oltre che fisica( tutti a chiudere cancelli, finsetre, porte, borse con un’ansia continua indicibile) anche emotiva, della serie “ognun per sé “in ogni gesto della giornata! E anzi chissene frega del vicino e se posso lo frego, basta che trovi io posto per la macchina, che io passi per primo in posta etc… e i colori grigiastri mettono una certa tristezza…sarà solo questione di abitudine …
Dal punto di vista finanziario, beh inutile dire che la vita etiope è più semplice e decisamente meno costosa per noi! Il portafoglio si svuota alla velocità della luce e il conto in banca piange…e pare tutto necessario, difficile stare fuori dal sistema e rinunciare o condividere le cose, eroe chi ci riesce, insegnatemelo!
Insomma, l’avventura continua…

venerdì 24 maggio 2013

12.5.2013 I GENITORI DELLA SPOSA

La scoperta e i preparativi


Siamo stati i genitori della sposa. Strano , visto che abbiamo 34 anni e due figli maschi e invece...la ns baby sitter, Turu, un giorno ci dice che ha deciso di sposarsi dopo 3 settimane. Siamo un po’ stupiti ma contenti e le chiediamo qualche dettaglio, con serenita’ ci annuncia che noi siamo i genitori ” mamma e babbo!”-come ci chiama usualmente in casa!- d’altronde come darle torto, se chiama cosii’ tutti i giorni bisogna poi prendersene le responsabilita’ ... comunque un po’ alla volta scopriamo anche che significa che la casa dei genitori dove si svolgera’ parte del matrimonio e’ prorpio la nostra! E anche qui ci diciamo, ovvio cosa pensavamo!? Se siamo mamma e babbo dovremo anche mettere la nostra parte. Cominciamo a chiedere dettagli giorno dopo giorno per capire cosa succedera’ quel giorno e chi deve fare cosa, il tutto in misto di italiano-amarico-inglese-gesti che a volte puo’ essere un po’ confuso. Capiamo poco ma abbastanza per andare ad ordinare una torta in pasticceria rigorosamente a gesti e facendo il disegno sun un pezzo di carta, saro’ molto soddisfatta del risultato alla fine! ; capiamo di dover comprare ai bambini i vestitti tradizionali perche’ dovranno spargere fiori e portare candele e cosi’ io e Arianna che mi accompagna veniamo scortate a fare spese personalizzate sul bajaj (tuctuc) dal proprietario di un negozio di ferramenta che improvviasamente si scopre essere anche proprietario di un “emporio” di abiti da bambini e apre appositamente per noi il negozio-baracchetta e tira fuori due completi tradizionali da bambino, gli unici che ha, macchiati e di taglie dubbie ma non posso far altro che acquistarli, in effetti i pantaloni saranno grandissimi constringendoci a mettere dello spago attorno alla vita del Gere e le camicette troppo strette costringendoci a tagliare un pezzetto di collo per infilarci la testa! Sentiamo la necessita’ di essere meglio infomrati e chiediamo ad amici e colleghi se qualcuno sa come si svolge una cerimonia Guraghe, in Etiopia ci sono circa 80 tribu’ e ciascuna ha tradizioni diverse quindi mentre siamo in un bar a berci un succo di frutta con un collega che proviene dal nord chiediamo tra i negozianti chi e’ guraghe , si sparge la voce e si va alla ricerca nella via di signore anziane di questa tribu’ in grado di darci le corrette informazioni su cosa una madre e padre della sposa guraghe devono fare. Scopriamo che per fortuna non dobbiamo fare nessun regalo ( non eravamo pronti!) alla famiglia di lui, che dobbiamo accogliere lui e parenti e amici a casa nostra e che ci baceranno le ginocchia!!!
Ci pare di avere abbastanza informazioni ma il giorno si avvicina e un po’ di emozione sale. Due giorni prima tornando dal lavoro troviamo la casa completamente cambiata, tutti i mobili ( per fortuna non sono tanti) spostati, un materasso dalla camera dei bambini e’ stato trasformato in divano in sala,i giochi dei bambini e le scarpe nascosti chissa’ dove, caffettiere e fiori sparsi un po’ in ogni angolo, alla sera non troviamo i nostri beauty case...Turu ha deciso di fare spazio e rinnovare la casa per la festa imminente...non possiamo che alzare le spalle e dire, se ti piace cosi’ va beh anche perche’ adesso chi si mette a rispostare tutto!

Il grande giorno


Finalmene e’ il giorno della festa, dal mattino arrivano amiche e parenti a cucinare, si improvvisa un fuoco con 3 pietre al centro per mettere a cuocere il sugo in un mega pentolone, anche la “vera” cucina si anima e si riempie di odori, i vicini cominciano ad arirvare con piatti e bicchieri, aiutano nelle decorazioni, io sposto cinquanta volte i tavoli per incastrare al meglio l’angolo buffet, ci hanno detto che arriveranno una cinquantina di persone...
Matte va a prendere la sposa a casa sua e la porta da noi, coperta sotto ad uno scialle scopre una pettinatura alta mezzo metro piena di brillantini e fiori! E’ bella.
Mi dicono che tocca a me vestirla e truccarla e cosi’ mi faccio aiutare da una vicina tra un po’ di agitazione, qualche risatina nervosa e una lacrimuccia, mi sembra davvero di sposare una figlia ( o forse una sorella vah!) appena in tempo smette il temporale improvviso e siamo pronte. Si sentono i clacson, arriva lo sposo! Un pullmino, un secondo, un terzo, rischio lo svenimento e annaspando chiedo a colleghi e vicini di portare altri piatti e bicchieri di corsa.
Accompagnato da una sessantina di amici Teodros arriva tra canti e balli, ci mettono circa venti minuti a percorrere 50 metri- mah fuinzionera’ cosi’ - e intanto io e Matte chiediamo in giro dove dobbiamo posizionarci, se accoglierlo fuori o dentro casa insieme alla sposa, il viso si imperla di sudore, lo sposo e’ serissimo, sguardo basso. Oddio! Bisogna essere tristi secondo questa cultura? Ci ricordiamo che le spose ugandesi dovevano apparire tristi perche’ lasciavano la famiglia di origine, questa volta non sappiamo e decidiamo che no, noi sorrideremo perche’ siamo felici.
Accogliamo lo sposo e i sessanta amici rigorosamente solo maschi , intanto escono dalla camera dei bambini le damigelle di lei , 4 tutte vestite uguali di un bel color corallo cangiante, truccatissime e profumatissime , mi accorgero’ piu’ tardi che la camera die miei figli era diventato un gineceo mentre io vestivo la sposa e ci metteremo 2 giorni a ricomporla.
Finalmente ci sediamo ai posti di onore e cominciano ad entrare gli invitati per il buffet, tutto rigorosamente etiope, amici e vicini si prodigano per distribuire da bere , Matte finalmente mette su la musica che ha cercato per settimane: guraghe, da matrimoni, moderna, anche questa tutta rigorosamente etiope. Si mangia e si balla, sembra un po’ un rave party visto il numero dei convenuti e la vicinanza obbligata gli uni agli altri. Posso sfoggiare la torta che ‘e stata ricoperta di un bel rosa ( non richiesto) che si intona al vestito delle damigelle , deve essere una cosa nuova per loro, non e’ attesa e non sanno cosa devono fare quindi diamo un coltello e facciamo le cose un po’ all’occidentale ( almeno lasciatemi il momento torta alla mia maniera!) . i nostri “suggeritori culturali” ci avvisano che stanno preparando fuori due sedie per noi, che dovremo sederci e gli sposi verranno a baciarci le ginocchia, intanto danno candele e fiori ai bambini che di bianco vestiti accompagnano gli sposi fuori dalla casa tra urla di giubilo verso di noi. Gli sposi si inchinano e ci baciano le ginocchia, imbarazzo , e non e’ finita, tutti i testimoni ( 4 a testa) fanno lo stesso. Finalmente ci alziamo e ci chiedono di dare le benedizioni agli sposi, ma porca miseria questa non ce l’avevano detta! Di solito lo fanno gli anziani...in questo caso pensiamo che valga la posizione e in quanto genitori della sposa.... chiediamo di poter parlare in inglese e cosi’ facciamo i nostri discorsetti di amore eterno, di sorveglianza divina, e condividiamo la nostra gioia di essere felicemtne sposati, questo e’ uno dei momenti che mi emoziona: poter dire a tutti quanto amo mio marito, quanto sia orgogliosa dle nostro matrimonio e quanto sia felice di poter testimoniarlo ad una nuova coppia ( sono stata un po’ meno smielosa per non beccarmi una gomitata in pancia seduta stante! ) . Se ne vanno , di nuovo venti minuti per percorrere 50 metri tra canti e balli sempre piu’ gioiosi. Dopo un po’ li raggiungiamo ad un ristorante dove ballano, cantano e bevono, intanto qualche damigella e qualche amico di lui cominciano ad “avvicinarsi”...scattano i classici intorti da matrimonio. Verso le sette di sera si risale tutti sui pullmini e sulla nostra macchina ( una quindicina circa di persone per un fuori strada che ne conterrebbe 9!) per andare dai genitori di lui, scopriamo passaggio dopo passaggio all’istante e tentiamo di adeguarci, i nostri figli sono un po’ storditi ma incuriositi quindi andiamo. Si fa buio, ha piovuto e la strada e’ completamente in mezzo ai campi. Gli autisti dei pullmini noleggiati si rifiutano di proseguire e mollano i passeggeri a piedi, noi proseguiamo con sposi e testimoni e Matte che e’ un manico al volante, la macchina che scivola e sbanda continuamente. In lontananza vediamo un falo’ e ci dicono che quella e’ la casa. Scendiamo stretti tra tutti i parenti che ci accolgono con applausi e grida davanti al falo’, entriamo in un cancello e li’ si apre uno spiazzo, ci saranno 150 persone sedute compostamente sulle panche sotto a dei tendoni, noi veniamo accompagnati su di un palchetto, sediamo alle poltrone affianco agli sposi. Di nuovo si mangia, ci serviamo e cominciamo a mangiare e alcuni intimi degli sposi vengono ad imboccarci, e’ tradizione e ricevere il boccone ben fatto , ricco di tutti i sughi e’ un grande onore, rimango stupita dalla squisitezza del boccone che mi ritrovo a gustare.io non riesco a mettere insieme i sapori a quel modo! Beviamo teji, liquore di miele tipico dei matrimoni, mangiamo carne cruda, grnade prelibatezza, e assistiamo allo scambio degli anelli. Ancora fiori, canti e balli e alla fine con i bambini addormentati in braccio torniamo a casa alle undici di sera esausti ma con il sorriso stampato sulle labbra. La sposa e le sue damigelle rimarranno la notte e festeggeranno ancora la prima notte e il giorno successivo- non so con che forza- il secondo giorno lo sposo si trasferira’ da Turu e cominceranno la loro nuova vita.

Il dopo


Il giorno dopo riceveremo complimenti da tutto il vicinato( che per giorni viene a recuperare le pentole e le vettovaglie prestate) e dalla strada....eh gia’ prendendo i mezzi in diversi ci dicono di aver sentito che abbiamo fatto i genitori della sposa , che e’ un gran dire per Wolisso, che ci siamo comportati da veri genitori..per fortuna! L’ansia e’ sparita ed e’ rimasta la soddisfazione. Ora un profilo di pancetta si intuisce dall’abbigliamento di Turu, presto diventeremo pure” nonni”!